“L’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande sono gli orizzonti che si fondono nell’eccellenza della ricerca scientifica come limiti impropri che confinano ogni realtà tangibile, ogni progresso”.
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e chi mi risponde ? nientepòpòdimenochè :
Mi piace pensare che, quello che e' stato trascurato dal Magnifico Rettore di Salerno, sia comunque arrivato ad ispirare ... la politica nazionale ... in memoria di Michele e di tutte le morti bianche che giorno per giorno aumentano un massacro assurdo ...Un anno fa invitammo il Magnifico Rettore Pasquino ad adoperarsi affinché fosse intitolata un’aula a Michele per non dimenticare e perché la sicurezza sul lavoro diventasse “coscienza necessaria” prima che un “diritto” da rivendicare al proprio datore. Auspicammo un atto di sensibilità per una “morte bianca” avvenuta nel tempio della cultura dove più estrema è la frontiera del sapere e del lavoro umano.
Il tema della sicurezza del lavoro, tragicamente attuale e dibattuto, è ampiamente tutelato e regolamentato dalla famosa legge 626 e in tutti i suoi successivi aggiornamenti che riprendono gli obblighi europei. Questa legge responsabilizza tutti i soggetti presenti nei processi produttivi, nella consapevolezza che solo con il coinvolgimento e la partecipazione è possibile realizzare un efficace tutela della salute e della sicurezza sui posti di lavoro.
Seguendo la logica del “prevenire è meglio che curare” si focalizzano i comportamenti con cui prevedere i danni che i lavoratori potrebbero subire durante lo svolgimento della loro attività professionale. Da qui si definiscono i soggetti e gli attori della prevenzione e quindi diritti, doveri, compiti e sanzioni dei soggetti e degli attori della prevenzione.
La banalizzazione del problema ricorrendo a proclami che chiedono più controllo e più responsabilità accertate, sebbene tanto istituzionali e doverosi quanto poco fattivamente utili, non danno una risposta alla questione della “cultura della sicurezza”.
Il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS), è una conquista sindacale di grande valore ma purtroppo nei fatti, viene sempre meno rispettata e valorizzata perché, quando c’è, si realizza come semplice obbligo contrattuale che in quanto obbligo, insieme all’aspetto economico delle prevenzioni, si pone sempre come ostacolo alla cultura del fare utile d’impresa.
Se la vita umana non ha prezzo allora non ci saranno mai risorse sufficienti a garantire la sicurezza e la salute su ogni posto di lavoro, pur con la presenza e l’impegno del più ligio e coscienzioso degli RLS formato a norma di legge. La questione della cultura della sicurezza si deve risolvere a scuola.
Come nei programmi e nelle intenzioni dei legislatori c’è la necessità di istruire le nuove generazioni con elementi di educazione civica, educazione sessuale, educazione stradale ed informazione sui danni dell’alcol, del fumo e delle sostanze stupefacenti, forse ancora prima di ogni dottrina, la prevenzione degli infortuni nelle attività umane, o cultura della sicurezza, potrebbe finalmente aiutare le generazioni future nella guerra alle morti bianche.
Molto più importante sarebbe introdurre, fin dalla scuola materna, elementi di cultura della pace, affinché possa essere propedeutico alla comprensione del termine “sicurezza” visto che gli adulti, oggi, la usano sempre più spesso per alimentare le guerre alla vita. Ma questo è un altro tragico discorso.
Magnifico Rettore, sicuramente Michele non era nè un cattedratico nè un luminare. Il suo ricordo vuole essere un impegno morale per tutto il mondo del lavoro, per tutta la società civile. Sicuramente la memoria di una “morte bianca” nel Campus che lei orgogliosamente governa, darebbe lustro e consistenza terrena al tempio di tutti i saperi.
ps.
nel nuovo testo Unico per la sicurezza sul lavoro, previsto l’inserimento della materia della salute e sicurezza sul lavoro nei programmi scolastici ed universitari e nei percorsi di formazione, finalizzata alla sensibilizzazione e all’informazione dei giovani. (era ora!!!)
ps2.
e sulla formazione in Campania le vergogne continuano !!!!!!!!!!
manifestazione RdB/CUB alla Regione Camapania: video 1 - video 2

Legge 20 luglio 2004, n.189
Per ora, sono interessati tutti i lavoratori in regime TFR ma, governo e CGIL, CISL e UIL, non aspetteranno molto per estenderlo ai dipendenti del pubblico impiego in regime TFS.
La felicità di CGIL, CISL e UIL è alle stelle: dai 19 ai 21 miliardi di euro annui da amministrare in combutta con i padroni nei Consigli di Gestione dei Fondi.
Lo hanno scritto e denunciato i Senatori della Repubblica Salvi e Villone nel meno amato bestseller politico del 2006: Il costo della democrazia (edizioni Mondadori non a caso). Il caso Salerno è sempre più emblematico e prova storica dell’affermazione dell’interesse corporativo di poche persone sull’interesse generale che la politica di un partito dovrebbe saper rappresentare. Il gruppo consiliare della Margherita condanna se stesso quando definisce individualistico il voto contrario del consigliere Andria (pur sempre eurodeputato e dirigente nazionale del fiorellino). Le valutazioni di merito e di metodo sul bilancio preventivo 2007 del Comune di Salerno, espresse da chi ha ricevuto il 43% delle preferenze dell’elettorato salernitano, è il tentativo di alzare il prezzo politico della necessaria, desiderata e scontata entrata in giunta del suo partito. Un prezzo dettato dal fondamentale e legittimo desiderio di porsi come amministratori integranti, non certo vassalli, nella frenesia manageriale e decisionista del Sindaco De Luca. Questo è quello che gli elettori di un partito si aspetterebbero al di là di ogni questione morale, ormai unico baluardo alla spaventosa riduzione di responsabilità penale degli amministratori pubblici, aperta con la legge n.20 del 1994 e definitivamente azzerata nella legge n.639 del 1996 (Villone & Salvi docet). Non deve essere questo un pilastro della formale e già paventata convergenza programmatica? Questo è quello che tristemente e in un silenzio assordante, viene sistematicamente escluso da ogni dibattito pubblico, ufficiale ed ufficioso: tutte le altre forze politiche, sul territorio, dall’Italia dei Valori ai compagni radicali, liberali, socialisti e comunisti, hanno smesso, con la campagna elettorale, di parlare alla gente di quello che la “politica” farà nelle loro vite e alla loro città. Meglio sarebbe dire: la gente serve solo per il voto, il resto lo farà De Luca. La politica e i partiti vanno in frantumi perché conta solo l’appartenenza al singolo leader che come Mastella, senza vergogna e in modo spudorato, ha detto in TV: “è feudatario di se stesso e deve poi rispondere a tutti gli altri feudatari di loro stessi che sono gli assessori regionali, quelli provinciali e comunali”. Siamo entrati nell’era moderna del medioevo politico ma sebbene non riusciamo ad illuderci di poter compiutamente partecipare alla vostra politica, lasciateci almeno leggere gli atti formali. Il dissenso nel merito e nel metodo dell’onorevole Andria ci piacerebbe leggerlo online, come online ci piacerebbe vedere pubblicato il bilancio di previsione approvato, lasciando ai cittadini l’ardire di approfondire un documento cosi importante quanto strumentalizzato e nascosto da tutti quei partiti che non ne fanno confronto e comprensione pubblica. Forse la vera domanda è: ne sarebbero capaci? La risposta, purtroppo, non è solo un costo per la democrazia.