PIETRO DI GENNARO

... one of the rest of us ... questo blog e' la piazza virtuale del disagio, delle rivendicazioni e delle proposte sindacali e politiche. Il luogo del ragionamento, delle idee e delle denunce per la difesa dei diritti e della dignita' dei lavoratori e dei cittadini.


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Operaio informatico dalla prima metà degli anni 80’ ad oggi, è nato nel 1966 a Salerno. Dal 1999 è assistente tecnico presso il Dipartimento di Fisica “E.R. Caianiello” dell’Università degli Studi di Salerno. Da oltre 20 anni segue e lavora con passione su prodotti e tecnologie di Apple Computer, con particolare attenzione agli sviluppi dei sistemi informativi in ambito collaborativo di workgroup locale e geografico. Dal 1996 al 1999 collabora con il mensile “Applicando” (rivista specializzata di informatica per Macintosh) del gruppo editoriale JCE di Milano con articoli dedicati al networking (TCP/IP, ISDN e linee dedicate, FastEthernet, videoconferenza, Internet, etc...). Dal 1997 al 1999 è amministratore di sistema presso l’I.I.A.S.S (Istituto Internazionale per gli Alti Studi Scientifici) di Vietri sul Mare (SA). Dal 2004 è sindacalista delle RdB-CUB Pubblico Impiego. Interessandosi di diritto alla salute nel lavoro, nel 2006 si avvicina alle nanotecnologie aderendo alle campagne “ferramenta ambulante” e “ricerca imbavagliata” di Beppe Grillo che oggi critica sostenendo la necessità di ricerche pubbliche concorrenti contro ogni possibile conflitto d’interesse privato.
“L’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande sono gli orizzonti che si fondono nell’eccellenza della ricerca scientifica come limiti impropri che confinano ogni realtà tangibile, ogni progresso”.
Pietro Di Gennaro
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sabato, 24 febbraio 2007

... piccoli crack crescono ...

Dopo il crack dei fondi pensione di Cassa Ibi, Bnl e Comit

CRACK DEL FONDO PENSIONE DEL TEATRO CARLO FELICE

“Si è salvato dal crack del fondo pensione solo chi, giunto alla fine della sua carriera lavorativa, ha riscattato tutto il capitale prima del 2002. Dopo, il diluvio” (IlSole24ore,17-2-2007) .
“Oggi gli oltre 300 tra pensionati e lavoratori attivi del Teatro Carlo Felice di Genova non sanno se riusciranno a recuperare quanto versato nel fondo di previdenza integrativa a favore del personale dell’Ente autonomo Teatro comunale dell’Opera di Genova”.
“Il Fondo fondato nel 1971 con un accordo tra i sindacati e l’Ente Teatro è andato in liquidazione nel maggio del 2004 – il primo in Italia – con un deficit, secondo il conteggio del commissario liquidatore Ermanno Martinetto, di quasi 9 milioni di euro. E ormai a dare una risposta a questi lavoratori e pensionati saranno solo le carte bollate e la moneta fallimentare”.
Il Fondo pensione “era gestito da amministratori e revisori divisi in misura paritetica tra Ente e sindacati” (IlSole24ore,17-2-2007).

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In questi giorni sono uscite ulteriori notizie sul CRACK da 40 milioni di euro del fondo pensione della Cassa Ibi (in Cariplo dal ’91):
Il fallimento è avvenuto nonostante prima Ibi, poi Cariplo, poi Intesa e infine Intesa-Sanpaolo dessero una contribuzione record del 14% della busta paga ad ogni lavoratore iscritto al fondo!

Questo fatto dovrebbe aprire gli occhi a chi si fa abbagliare dal fatto che, iscrivendosi ai fondi pensione contrattuali, si può avere il contributo dell’1% da parte del padrone; il fondo pensione della Cassa Ibi è infatti fallito nonostante una contribuzione padronale del 14% della retribuzione mensile!

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Negli Usa e nel Regno Unito ci sono stati anche recentemente numerosi casi di fallimento di fondi pensione. Ma, come si vede, anche in Italia diversi fondi pensione hanno già fatto crack.
Dovrebbe far riflettere il fatto che hanno avuto problemi con i rispettivi fondi pensione interni Comit, BNL e Intesa-Sanpaolo, dato che le banche monopolizzano la gestione di gran parte dei fondi pensione. Quando c’è il crack le conseguenze sono pesanti per i lavoratori e i pensionati.


SI A PENSIONI PUBBLICHE DIGNITOSE ! NO AI FONDI PENSIONE PRIVATI
LAVORO STABILE - SALARIO - DIRITTI

fonte Slai Cobas

venerdì, 23 febbraio 2007

TRANQUILLI TUTTI: AVREMO SANREMO!!



Pippo Baudo e la Hunzinker
p&h
che avevano rifiutato i  272.000 euro del compenso previsto
sono stati subito rassicurati dal Ministro Nicolais

 AVRANNO MOLTO DI PIU!!
 (alla faccia di lavoratori senza contratto, pensionati e precari!!)


Il Festival di Sanremo è salvo, il  Ministro della Funzione Pubblica ha finalmente firmato la circolare che elimina il tetto  ai compensi per le "stelle della RAI" previsto dall’ultima legge  Finanziaria al comma 593 che stabilisce i compensi massimi in tutte le aziende pubbliche  non quotate in borsa, e che non possono essere superiori a quelli percepiti dal primo  Presidente della Corte di Cassazione pari a 272.000 €.
 Nella circolare emanata in tutta fretta dal Ministro Nicolais si legge: " l’eventuale  applicazione del tetto previsto dalla Finanziaria, altererebbe il normale esplicarsi del  confronto aziendale ponendo la società (la Rai) a prevalente partecipazione pubblica in  una situazione di svantaggio, alterando significativamente le regole del mercato della  concorrenza".
Non possiamo che "rallegrarci" per la scelta rapida ed efficace assunta dal  Ministro della Funzione Pubblica, che ci assicurerà per quattro serate l’ascolto e  la visione dei vari Albano, Mango,Nada, Milva, Zero assoluto e tanti altri.
 Ci aspettiamo altresì la stessa rapidità da parte del nostro Ministro nel procedere  anche a correggere i commi 774 e 775 della medesima Finanziaria che invece riducono le  pensioni di reversibilità alle vedove dei dipendenti pubblici…..queste invece  ampiamente sotto il tetto dei 272.000 €.
 Così come ci aspettiamo rapidità nel processo di stabilizzazione dei lavoratori precari  della Pubblica Amministrazione.
 Ed infine, un po’ egoisticamente e venalmente, visto che Lui è il diretto  interessato, perché non ci rinnova con la stessa rapidità il contratto di lavoro con  reali aumenti salariali, considerato che aspettiamo da 14 mesi ?
nicolais_luigiPER QUALCUNO NICOLAIS FA’ I  MIRACOLI: SANTO SUBITO!!

rdb
Assunti tutti, Assunti davvero
svegliamo i dormienti!!!

ASSEMBLEA NAZIONALE PRECARI
Roma,
2 marzo 2007
precari_2_3_07

22 febbraio 2007 - Il Manifesto

Pubblico impiego allo sciopero contro esuberi e «smantellamento»
Le RdB rifiutano il «memorandum» sottoscritto tra governo, Cgil, Cisl e Uil

rdb(Fr.Pi.) Tre milioni di lavoratori - quelli del pubblico impiego - hanno ovviamente molti modi di declinare le proprie rappresentanze sindacali. Se da un lato, perciò - vedi sopra - i sindacati confederali li invitano a scioperare perché il «memorandum di intesa» firmato un mese fa non viene ancora applicato, altri - le RdB, Rappresentanze di base - li invitano ad astenersi dal lavoro proprio per impedire che le misure lì previste vengano messe in pratica.
Il 30 marzo, per le RdB, è il giorno della verità. A quella data, infatti, dovranno esser note le circolari attuative di quanto previsto già nella legge finanziaria, con i primi effetti della «riorganizzazione della pubblica amministrazione». Le cui linee guida, però, sono già molto chiare a chi lì dentro ci lavora tutti i giorni: «smantellamento e almeno 60.000 esuberi», tra abolizione del Pra, dei servizi informatici dell'Aci, la riduzione degli Uffici provinciali del tesoro, ecc. Le chiavi di volta sono individuate nel «memorandum» sottoscritto tra Cgil, Cisl, Uil e governo, che prevede criteri meritocratici per la valutazione dei lavoratori, mobilità all'interno della provincia, «pagelle» di soddisfazione stilate dalle associazioni di consumatori (ma una, l'Acu, se ne è tirata fuori solidarizzando con gli statali). A ciò si aggiunge il non rinnovo del contratto nazionale, scaduto da 14 mesi e di cui non si vede l'orizzonte (c'è consapevolezza del fatto che anche per il 2007 si andrà all'indennità di «vacanza contrattuale»: 26 euro e basta lì). Ogni notizia positiva sulla crescita dell'economia non fa che rinfocolare l'irritazione: «+10% di esportazioni, entrate fiscali al record... ma quando si farà un po' di redistribuzione del reddito? qui si aumenta la spesa solo per le forze armate».
Pure sui precari, di cui «demagogicamente è stata annunciata l'assunzione», mancano le risorse per mantenere la promessa (120 milioni di euro, come nel 2004 con Berlusconi: copriranno forse il 2% dei 250.000 precari censiti).
E poi lo «scippo del tfr» (che qui si chiama tfs, trattamento di fine servizio) «per favorire i fondi negoziali e quei sindacati che si sono trasformati in soggetto finanziario».
Non c'è però una difesa corporativa classica delle prerogative o peggio delle «brutte abitudini» che fanno da archivio per le battute sui quei «fannulloni degli statali». Anche perché «le regole per stroncare gli abusi e gli sprechi ci sono già». Qui la certezza - più che l'impressione - è che si voglia soprattutto ridurre la spesa pubblica con criteri «ragionieristici», senza preoccuparsi per la perdita di servizi essenziali - «universali e garantiti» - in favore della cittadinanza. Come esempio concreto si accenna a un'iniziativa congiunta tra lavoratori e utenti degli asili nido romani nel corso della prossima settimana; a dimostrazione che «lotta alla precarietà, un'amministrazione pubblica efficiente e garanzia degli utenti» stanno insieme, non contrapposti.
Un problema politico non secondario è comunque costituto dai «buchi» - e dall'applicazione distorta - della «legge sulla rappresentanza». Al tavolo con il governo, per discutere del grande piano di riassetto del pubblico impiego a tutti i livelli, sono stati chiamate soltanto le tre sigle confederali. E allora «che senso ha chiederci di rispettare tutte le norme, di raggiungere il 5%, e poi procedere come se le altre forze sindacali non esistessero?».
Arroganza e soluzioni tecnocratiche: un mix che proprio non sembra portare successi a una maggioranza politica sempre distante dalla sua base: reale e potenziale.

martedì, 20 febbraio 2007

intervento di una delegata Siemens all'attivo della FIOM contro il terrorismo

j0309621
1. QUANDO HO COMINCIATO A FARE SINDACATO (e politica): perché e in cosa credevo. Diritti, dignità, emancipazione…x me e x gli altri.

2. COSA HO POTUTO SCOPRIRE OGGI - La lotta di classe è relegata fra gli ideali e, insieme alla tolleranza e all'umanità deve accontentarsi di fungere da slogan nei discorsi dei segratari dei sindacati. L'onnipotenza della repressione e la sua invisibilità sono la stessa cosa. Dovunque l' autoconservazione spinge oltre il collettivo, alla cricca, al clientelismo. Il dinamismo di ieri si conferma come l'iirigidito passato di oggi, la classe anonima come dittatura dell'elite autoeletta. - Adorno- "scritti sociologici"

3. COSA CREDO CHE SI POSSA ANCORA FARE – una prospettiva diversa non puo' che richiamarsi al concetto di solidarietà.Non alla liberta' di pochi liberi, come già è, e tanto meno ad una falsa razionalita' che rimanda la felicità dopo la morte.

4. ANALISI: I FATTI DI OGGI E LA SITUAZIONE CHE SI E' DELINEATA
La scorsa settimana tutti noi ci siamo trovati coinvolti in una situazione che si presupponeva appartenere ormai al passato.Ora non voglio entrare nel merito del perché non è stato così, cioè che un certo fenomeno sia tornato sulla scena italiana, anche se una riflessione più approfondita sarebbe urgente e necessaria. Il dato di fatto è che è accaduto. In quest'ultima settimana io ho dovuto fare i conti con tutto quello che pensavo fino a poco tempo fa, con la mia ingenuità, con il mio voler credere ancora alle favole. Io ed altri compagni (alcuni molto più di me) siamo stati travolti da un clima di criminalizzazione, sospetto costante, di insinuazioni, di espliciti attacchi e accuse.
E il tentativo di zittirci riguardo quello che avevamo da dire è stato forte.

Mentre tutti parlavano di noi delegati e lavoratori, di noi frequentatori dei centri sociali, tra cui la fucina di sesto, di noi giovani….. ecco che noi non potevamo parlare. Un esempio è quello che è successo venerdì al presidio organizzato dalla giunta e da varie associazioni qua a Sesto contro il terrorismo : come redazione del giornale "Assemblea!", che avete avuto modo di conoscere durante l'ultimo attivo, avevamo chiesto di poter spiegare alla città che il tentativo di criminalizzare i luoghi di ritrovo, di discussione e produzione di noi giovani lavoratori era forte. Volevamo spiegare che bisogna stare attenti a generalizzare, che lì non si fa attività terroristica o sovversiva, ma ci hanno detto chiaramente che eravamo persone sgradite. Negli stessi giorni, sui giornali e nelle riunioni, dai massimi esponenti del sindacato emergono volontà di "epurazioni" e " pulizie etniche".

La situazione quindi è molto preoccupante. Una persona che fa attività sindacale e politica, quando accadono  certi fatti, si fa delle domande, prova a capire quello che fa in relazione a quello che succede. E due sono le conclusioni: o ascolta tutti tranne se stesso, si intimorisce e si chiude in una idealità dettata da altri o collega il cervello, capisce che qualcosa non funziona, cerca di approfondire la situazione e di andare avanti, cioè cerca di essere materialista.

Io ho scelto la seconda strada. Per chi crede in un mondo diverso non può che essere questa la strada, ma la si può intraprendere solo ad una condizione. Non bisogna avere paura. E io non ho intenzione di aver paura di quello in cui credo. E non ho intenzione di farmi dire ciò che sarebbe meglio per me. Perché quello che è meglio per me lo posso sapere solo io, come quello che è meglio per i lavoratori lo possono sapere solo i lavoratori.

Tutto quello che è successo in questi giorni ha fatto scattare una serie di strumentalizzazioni, da tutte le parti; se ne sono sentite di cotte e di crude, ma mai ci si chiede perché ci si affanni tanto a trovare un colpevole da mettere alla gogna. Analizzando il momento storico qualche elemento lo si può trovare.

E mi limito all'Italia.Il governo di centro sinistra, nato non certo sotto i migliori auspici, sta vivendo un momento di forte empasse. Con la Finanziaria approvata a dicembre, con il Memorandum segreto tra Governo e sindacati, con i rifinanziamenti alle missioni militari e il  servilismo e concessioni agli Stati Uniti, con le già annunciate manovre sulle pensioni, con l'immobilismo e il lassismo di fronte al fenomeno del precariato, con gli attacchi sempre più pesanti ai salari dei lavoratori e con i malumori all'interno della stessa maggioranza (per cui a volte capita anche che alcune manovre vengano approvate grazie al voto favorevole dell'opposizione), non sa più come giustificare la parola "sinistra"...

La situazione è chiara, come è chiara la difficoltà del sindacato (soprattutto della Cgil) a sostenere e giustificare agli occhi della propria base - I LAVORATORI – questa maggioranza di governo. È evidente che ciò che è successo in questi giorni ha fatto emergere in tutto il suo essere questa crisi di rappresentanza, sia politica  che sindacale. Una crisi amplificata dall'incapacità del sindacato di smettere di essere la famosa "cinghia di trasmissione". E questo vale anche per la Fiom. Dall'ultimo congresso era emerso forte il grido, il bisogno di indipendenza, ma tra il dire e il fare è vero, c'è di mezzo uno spazio infinito. Lo abbiamo vissuto con la Finanziaria, lo stiamo vivendo con il TFR e molto probabilmente lo vivremo anche con altro. I governi sono formati dai partiti, i partiti sono finanziati anche dalle aziende, lo sappiamo tutti.

Se il sindacato non è capace di essere indipendente, alla fine…. Chi detta le regole? Le aziende e quindi i padroni. Il momento storico è quello di una piena subalternità culturale e politica alle filosofie aziendalistiche e questo lo viviamo sulla nostra pelle tutti i giorni, quando i dirigenti continuano a ripetere che l'interesse dell'azienda è l'interesse del lavoratore perchè è lei che nella sua bontà gli concede un salario e gli permette di arrancare fino alla fine del mese. La rappresentatività è in crisi, ma nella sua arroganza nemmeno il sindacato ha il coraggio di ammettere i propri errori. E quindi cosa fa? Comincia a sparare all'impazzata al suo interno cercando di mettere a tacere i "grilli parlanti". Ma questa via di fuga, questa scorciatoia, non funziona più. In passato è già successo: nel '48-'49, subito dopo la vittoria della Resistenza e la Liberazione, la Cgil, all'inizio sindacato unitario dei lavoratori, decise una strategia di collaborazione coi padroni nella speranza che ciò non pregiudicasse occupazione e condizioni di lavoro. Ciò non si verificò, molte fabbriche chiusero, molti attivisti sindacali, fra cui Battista Santhià protagonista delle lotte degli anni Venti e della Resistenza degli Operai in Fiat durante Fascismo e occupazione, furono licenziati su due piedi o spediti in reparti confino.

La Cgil, incapace al tempo stesso di leggere i cambiamenti che avvenivano con l'ingresso di tantissimi contadini e braccianti meridionali privi di alcuna cultura politica e sindacali, subì cocenti sconfitte alle elezioni delle Commissioni interne negli anni Cinquanta, come dimostrato alla Fiat di Mirafiori nel 1955, quando la Fiom perse per la prima volta la maggioranza assoluta. Oggi, sempre a Mirafiori, ci arriva lo stesso segnale: tutti saranno a conoscenza della batosta subita negli ultimi rinnovi RSU dello scorso anno. Ieri, negli anni cinquanta e sessanta, il non aver capito cosa stava cambiando nelle fabbriche portò le nuove generazioni di lavoratori ad organizzarsi per conto proprio, a volte anche in maniera ribellistica, venendo prima tacciati come "provocatori" (pensiamo ai fatti di Piazza Statuto a Torino nel '62), salvo poi venire rincorsi dal sindacato negli anni successivi perché le cose non stavano proprio così.

Da lì partì un grande movimento di lotta, contro il quale padronato e governi non esitarono a ricorrere alla criminalizzazione e al terrorismo stragista (come denunciava lo stesso PCI e la stessa Cgil). Un movimento che fece della battaglia sul salario, sulla riduzione d'orario, contro il dispotismo dei capi in fabbrica, sulla critica alle forme di rappresentanza esistenti (tant'è che da questo punto il governo fu costretto ad emanare lo Statuto dei lavoratori), sulla sicurezza e l'ambiente nei luoghi di lavoro, il centro di una critica al sistema produttivo basata sul conflitto e non sulla concertazione.

Dunque sembra che la storia si stia ripetendo. In un clima di concertazione, dove i rappresentati si sentono sempre più lontani dai loro rappresentanti, dove i loro bisogni non vengono più capiti e soddisfatti è chiaro che interviene l'autorganizzazione. E là dove ci sono dei rappresentanti che cercano di fare il loro mestiere ecco che interviene la denigrazione, l'isolamento e la repressione. (Abbiamo molti esempi: dalla Fiat Avio di Pomigliano, dove un delegato RSU Fiom – Peppe Iannaccone – si è rifiutato di firmare un accordo sottoscritto dalle organizzazioni, ma bocciato dai lavoratori; alla Piaggio di Pontedera, dove alcuni delegati RSU Fiom si sono "permessi" di denunciare comportamenti illeciti del sindacato; alla Savema di Viareggio, dove un ordine del giorno congressuale sulle scelte sindacali votato in assemblea è stato passato alla Digos dal segretario provinciale della CGIL con l'accusa  di terrorismo; e tanti altri esempi si potrebbero fare). Questo è un fatto molto grave, che io, molto più rispetto ai fatti accaduti la scorsa settimana, ritengo pericoloso. Là dove ci sono voci discordanti, invece di essere considerate un "valore aggiunto" si cerca di metterle a tacere. Dai congressi della Fiom ho imparato  che la democrazia è un valore fondante della nostra categoria, ma quello che si sta sviluppando oggi non è democrazia.

Oggi si stanno consumando delle profonde ingiustizie nel tentativo di ricostruirsi una verginità lesa da qualcosa che non appartiene al movimento operaio e sindacale italiano. Per la scelta stupida di pochi che si dichiarano prigionieri politici non possono pagare tutti. Bisogna stare molto attenti a buttare nel calderone anche chi invece lotta per la costruzione di una coscienza di classe, l'unico strumento valido insieme alla lotta e al conflitto nei luoghi di  lavoro per giungere all'emancipazione della classe operaia. A chi si erge ad inquisitore (visto che già ci dovrebbe bastare la magistratura per questo), a chi pensa di avere la verità in tasca rispondo con una citazione di Di Vittorio: "coloro i quali pensano che negli uffici governativi risiede e si concentra ogni possibile saggezza procedono con un ragionamento che discende da un principio antidemocratico, fascista…noi abbiamo una grande fiducia nella capacità creatrice ed organizzatrice delle masse popolari".

Oggi ci sono delle lavoratrici e dei lavoratori che provano a costruire qualcosa, a dare qualcosa, che tentano di cambiare lo stato delle cose, come diceva qualcuno di abbastanza famoso che tutti i dirigenti della CGIL dovrebbero conoscere a memoria, ma questo sforzo non viene apprezzato, anzi, si cerca di liquidarlo in fretta e furia e di tacciarlo come provocatorio e terrorista, in barba a quanto dichiarato nell'art 7 comma c dello statuto della FIOM: "In ogni organismo del sindacato - dalle assemblee primarie degli iscritti agli organi direttivi della Fiom - é garantita a tutti i componenti la piena libertà di espressione sulle questioni in discussione, la manifestazione anche pubblica di eventuali dissensi sulle decisioni prese, il rispetto delle opinioni politiche, delle convinzioni ideologiche e della fede religiosa di ciascuno".

Quando ci sono dei giovani che si muovono, quei giovani a cui tanto vi rivolgete, e che tanto vorreste con voi perché vi rendete conto che fra un po' non saprete più come coprire quei vuoti generazionali che avete creato in questi anni di gestione concertativa…per paura di essere tacciati come il "brodo di cultura" in cui si moltiplicano i terroristi, invece di rigettare tutte le accuse ai confederali e alle loro strumentalizzazioni, scegliete la via più facile. La lotta al terrorismo la si fa con la lotta al capitalismo.

Sono convinta che come Gramsci affermava nel suo articolo apparso su "L'Ordine Nuovo" del 21 giugno del 1919 "[Ma] La vita sociale della classe lavoratrice è ricca di istituti, si articola in molteplici attività. Questi istituti e queste attività bisogna appunto sviluppare, organizzare complessivamente, collegare in un sistema vasto e agilmente articolato che assorba e disciplini l'intera classe lavoratrice", questa disciplina collettiva dei lavoratori è la garanzia della sua unità, e della sua possibilità di emanciparsi dal capitalismo, che finchè non sarà superato continuerà a generare miseria, violenza e guerra.


Elena Cinzia Bega
Delegata RSU FIOM
Siemens Bicocca (MILANO)


j0309612

aggiungo solo che ...

le aziende sono ostaggio delle banche, le banche sono i veri padroni
il proletariato, nelle sue forme precarie diventa addirittura sottoproletariato
ormai dalla fabbrica agli uffici si ridistribuisce solo insicurezza a fiumi

LE NOSTRE BANLIEUES

francia
Emergenza del sociale e periferie della politica
 
Sabato 24 febbraio,ore 10.30
Casa delle Culture - via S. Crisogono 46 -ROMA

 
Forum su: "Ipotesi di intervento nelle aree metropolitane"

al momento sono previsti gli interventi di:
Emilio Quadrelli (ricercatore Università di Genova), Remy Herrera (Università La Sorbona, Parigi), un protagonista della rivolta delle banlieues parigine, Luciano Vasapollo (Università di Roma, Cestes), Francesco Raparelli (Laboratorio ESC, Roma), Michele Franco (Red Link, Napoli), Stefano Macera (Corrispondenze Metropolitane), Mauro Casadio (Rete dei comunisti), Sergio Cararo (Contropiano), Action, l'Osservatorio Meridionale, ADL- Veneto

Con l'inserto dell’ultimo numero del 2006 di Contropiano si è cercato di aprire un confronto ed una ricerca su quella che riteniamo essere l'emergenza del sociale a scapito del politico soprattutto nelle periferie delle grandi aree metropolitane. Si pone ormai il problema di un confronto aperto sulle ipotesi di lavoro e di intervento nella nuova dimensione metropolitana che è venuta assumendo una crescente rilevanza sia nella riorganizzazione capitalistica della società sia nei processi di ricomposizione e antagonismo sociale.
 
Diventa importante indagare e sperimentare il come si connettono e come confliggono i movimenti sociali sul reddito, la casa, contro la precarietà, nei e sui servizi e l’ambiente, con la concezione e l’organizzazione capitalistica delle aree metropolitane.

Il dibattito apertosi in alcuni centri sociali romani dopo l'accoltellamento mortale di un giovane attivista avvenuta questa estate, l'escalation (o meglio l'endemicità) di violenza sociale nelle periferie di Napoli, le rivolte nelle banlieues francesi, ma anche i provvedimenti legislativi che mirano alla strutturazione nel nostro paese di nove grandi aree metropolitane, hanno cominciato a porre una serie di questioni importanti sulle quali occorre discutere più in profondità sul piano dell’analisi, dell’inchiesta e dell’intervento politico, sindacale e sociale.
 
Per queste ragioni abbiamo inteso convocare un forum di discussione per sabato 24 febbraio a Roma al quale invitiamo  studiosi, ricercatori e attivisti sociali e sindacali a confrontarsi sulle possibili ipotesi di intervento nella realtà metropolitana.

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Roma, 19 febbraio 2007 - COMUNICATO STAMPA - RdB/CUB
 rdb
RAPPORTO UE SU PROTEZIONE E INCLUSIONE SOCIALE:
ANCHE L’EUROPA METTE IN EVIDENZA CHE LA PRECARIETÀ
CREA SOLO INSICUREZZA SOCIALE

 
 
“Auspichiamo che la presentazione del Rapporto UE sulla Protezione e Inclusione Sociale, di cui apprendiamo anticipazioni dalla stampa, spinga il nostro Governo a prendere atto che la “storiella” della flessibilità che crea occupazione non può più essere raccontata, e che è necessario intervenire con politiche serie e di inversione di tendenza radicali per mettere fine alla piaga del lavoro nero e precario”, dichiara Carmela Bonvino delle RdB-CUB.
 
“Il tentativo perseguito sia dai governi di entro destra che di centro sinistra di spacciare la flessibilità e la precarietà come ricette per battere la disoccupazione si dimostra nei fatti fallito, e milioni di lavoratori precari e flessibili in Italia sanno bene che le legislazioni di questi anni hanno prodotto solo minore salario, minori diritti e sicurezza sul lavoro e insicurezza sociale e di vita”, prosegue l’esponente RdB-CUB.
 
“Riteniamo che questo Governo debba prendere provvedimenti a partire dalla sacca di oltre 500.000 lavoratori precari del Pubblico Impiego e di lavoratori a nero dello Stato, e cioè i cosiddetti lavoratori socialmente utili e cantieristi. E’ questo il senso dell’Assemblea Nazionale dei Lavoratori precari del Pubblico Impiego, organizzata dalle Rappresentanze Sindacali di Base il prossimo 2 Marzo a Roma, che chiederà occupazione vera, stabile e garantita attraverso la sanatoria generalizzata di tutte le tipologie di lavoro precario e nero di Stato, la reinternalizzazione dei servizi in appalto e l’abrogazione delle Leggi 30 e Treu”.

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 Base e rivolta sociale

un mio articoletto del 16 febbraio 2006 su girodivite come segnale dalle città invisibili
venerdì, 16 febbraio 2007

no alle guerre e alle armi: io non ci sto !!!

1700
"E' necessario arrivare ad una ridefinizione delle servitù militari che gravano sul nostri territori con particolare riferimento alle basi nucleari. Quando saremo al governo daremo impulso alla seconda Conferenza nazionale sulle servitù militari coinvolgendo l'Amministrazione centrale della Difesa, le Forze Armate, le Regioni e gli Enti Locali al fine di arrivare ad una soluzione condivisa che salvaguardi al contempo gli interessi della difesa nazionale e quelli altrettanto legittimi delle popolazioni locali".

"L'Unione si impegna, nell’ambito della cooperazione europea, a sostenere una politica che consenta la riduzione delle spese per armamenti".

Questo è quanto riporta la pagina 109 del programma elettorale dell'Unione, presentato alle elezioni politiche dello scorso anno.

"Il Governo non si oppone alla nuova base USA", invece, ha dichiarato il Presidente del Consiglio e, dopo aver aumentato in finanziaria le spese militari di oltre il 10%, l'esecutivo ha deciso di passare anche alla fase operativa della cooproduzione del caccia JSF che vede, come capofila industriale, gli Stati Uniti d'America.
Il 7 febbraio 2007, infatti, il sottosegretario di stato per la difesa, Giovanni Forcieri (DS), ha firmato al Pentagono il memorandum d'intesa con il quale l'Italia si assume ulteriori impegni nel programma del caccia statunitense Joint Strike Fighter, guidato dalla Lockheed Martin.
Se andiamo a rileggere i vecchi memorandum già siglati, ci accorgiamo di una politica totalmente condivisa da entrambe le coalizioni, sia di centrodestra che di centrosinistra in materia sia di arsenali militari che di impegni economici nell'industria bellica.





Il "Fulmine", così è stato ribattezzato l'F-35 Lightning è, secondo il sottosegretario di stato, "il più grande e tecnologicamente più evoluto programma della storia dell'aviazione" e, per il Pentagono, "come un fulmine colpirà il nemico con forza distruttiva e inaspettatamente".
L'F-35 è un caccia con diversi ruoli ma, soprattutto, è un caccia per le missioni di attacco. 
La produzione si articolerà in tre varianti rispettivamente a decollo e atterraggio convenzionali, per le portaerei e a decollo corto e verticale.
Il JSF è un aereo da combattimento, in grado di superare la velocità del suono ma con velocità di crociera subsonica ed è impostato per il ruolo aria-terra anche se, come capacità secondaria, ha anche quella aria-aria; è di tipo stealth (bassa rilevabilità dai radar ed altri sensori) e ha due stive interne per le missili e bombe che possono essere anche di tipo nucleare.
Insomma, un vero e proprio strumento di guerra.
L'Italia se ne doterà di 131 unità e, con il l'intesa sottoscritta il 7 febbraio 2007, il suo ruolo nel programma la vedrà protagonista con un impegno finanziario di un miliardo di dollari (oltre 900 milioni di euro) unitamente al costo degli aerei in circa 45-55 milioni di euro per velivolo a seconda delle versioni.
Totale, del  "minimo impegno finanziario", così come è stato annunciato dal sottosegretario alla difesa, circa 11 miliardi di dollari.
E, questa cifra, non contempla nemmeno i sistemi d'arma di cui, i veicoli, dovranno dotarsi.

I contratti e gli impegni che alcune società italiane hanno ottenuto per la costruzione di alcune parti dell'aereo (Avio, Piaggio, Galileo avionica, Oto Melara e altre), il suo collaudo (nell'aeroporto di Cameri, Novara) e 10mila posti di lavoro preventivati (subito sgonfiati a 1.000 occupati per 10 anni nelle nuove stime), fanno sostenere all'autorità politica che si tratta di un "vero grande affare per la nazione".
In realtà, mentre i miliardi se li introiteranno le imprese private, i miliardi per lo sviluppo e l'acquisto graveranno sul bilancio pubblico.
Anzi, dalle casse pubbliche usciranno altri svariati miliardi in quanto l'Italia sta costruendo il caccia europeo (Eurofighter Typhoon) e ne comprerà 121 esemplari.
Quindi, si partecipa al programma statunitense e, nel contempo, anche a quello europeo che dovrebbe essere concorrente con il primo.
Una chiara politica di equidistanza!

Ecco, quindi, qual'è la vera prospettiva di sviluppo e di occupazione del governo: puntare sull'industria bellica in un quadro di "guerra preventiva" statunitense.
Con l'ampliamento della base americana a Vicenza e con la firma del memorandum, il Governo si allontana ancora di più dalle richieste di pace, di disarmo e di riconversione della politica bellica, che la società civile, invece, richiede con vigore ed è pronta a ribadirlo il 17 febbraio a Vicenza.
 
Occorre, infine, porre l'attenzione sull'uso che l'informazione, la schiera di opinionisti e autorevoli esponenti di governo, stanno praticando in questi giorni sugli avvenimenti che, per una "strana coincidenza", sono accaduti proprio a ridosso della grande mobilitazione popolare del 17 febbraio.
Si tenta di mettere in relazione la manifestazione di Vicenza con lo spettro del terrorismo, di fare salire la tensione, di ridestare incubi del passato, con la chiara finalità di screditare il movimento pacifista ed indurre i manifestanti a disertare l'appuntamento.
Non vorremmo che, per scoraggiare l'opposizione di massa contro le basi militari e contro la guerra, che pone in evidentemente difficoltà il governo, qualcuno stia utilizzando strategie già usate negli anni più bui della nostra storia.
Insomma, si percorra la strada della criminalizzazione, di una nuova strategia della tensione, per ridurre al silenzio ogni forma pacifica e non violenta di opposizione, di dissenso e di conflitto sociale.
La migliore risposta a tutto questo, a chi cerca di mistificare la realtà, contaminando il germe della paura, sarà la partecipazione popolare di migliaia di cittadini, di giovani, di anziani e di bambini con le loro mamme e i loro papà che, da tutto il paese, sabato 17 febbraio si recheranno a Vicenza.


 

NESSUNA INTIMIDAZIONE FERMERA' IL MOVIMENTO PACIFISTA !
Insieme, per opporsi all'odiosa politica di guerra.

Il futuro è nelle nostre mani: difendiamo la terra per un domani senza basi e senza guerra.
Il 17 febbraio tutti a Vicenza! - ore 14.30 P.le della Stazione


RdB/CUB - Coordinamento Nazionale Ministero dell'Economia e delle Finanze
sabato, 10 febbraio 2007

L'antopologo, il sindaco e Mario Capanna.

apolito«... Il progetto cui tendo è di grande ambizione, il cinismo politico che dovrei avere per chiudere gli occhi no. La mia “mission” è anomala in questa città. Forse impossibile, perché occorre essere schierati, fedeli e conformisti, a quanto pare, da una parte o dall’altra. Immaginare per esempio che aprendo gli spazi della cultura, uno ad uno, ma veramente aprendoli, e lasciando fuori quella politica/partitica che fa solo danni, si contribuisca a formare un pensiero giovanile davvero critico e creativo, è al limite dell’utopia. Ma mi sentivo abbastanza vicino all’inizio di un cammino di questo tipo. Non so se al mio rientro avrò ancora margini per sentirmi tale.» Paolo Apolito - Il mattino  8/2/07


deluca«... Lo sviluppo culturale, se sufficientemente incoraggiato  e stimolato, rappresenta una grande spinta sociale in grado di veicolare forti messaggi di onestaĚ€, legalitaĚ€ e solidarietaĚ€. Occorre contrastare la convinzione che la nostra cittaĚ€ non sia in grado di offrire  sostanziali e nuove alternative in campo culturale, avendo particolare attenzione a favorire iniziative di giovani intellettualitaĚ€ e professionalitaĚ€  in campo artistico. Dall’incontro con alcuni rappresentanti del mondo culturale eĚ€ emersa forte e dirompente la necessitaĚ€ di valorizzare innanzitutto la proposta artistica salernitana. Proprio in virtuĚ€ della ovvia opportunitaĚ€ al potenziamento ed al sostegno delle espressioni artistiche locali, risulta necessario riportare la proposta culturale su di un piano professionale ben piuĚ€ elevato, sostenendo la formazione di laboratori e scuole professionali rivolte a tutti i lavoratori dello spettacolo per ricondurre sul piano della professionalitaĚ€ le tante espressioni artistiche del salernitano, che troppo spesso restano ferme sul piano embrionale dell’amatorialitaĚ€...» Vincenzo De Luca - programma elettorale 2006


mario «... La lotta antiautoritaria diviene tensione libertaria e costruttiva per un presente e un futuro desiderabili. L'autorità è credibile, e rispettabile, se animata da uno spirito di verità ed esercita la propria influenza a servizio dell'emancipazione umana: altrimenti non si sgiustifica, e va combattuta. il suo potere è nullo, quale che sia il suo grado e la forza che è capace di esercitare. Può rimanere in piedi, e restare operante: ma è vuota e ininfluente, perchè le manca il consenso dei sottoposti. E' qui il grande rovesciamento culturale...» Mario Capanna - Lettera a mio figlio sul Sessantotto (1998)

A.A.A. rovesciamento culturale cercasi disperatamente :-)

magari, cominciando dalla spazzatura

... dai grillacci di salerno i video dello scempio di Sardone

video 1 - video 2

ma a carnevale street parade