“affinché la società usi il mercato
e non sia il mercato ad usare la società”
Il compagno Alinovi, dopo un lunghissimo e vibrante discorso di addio ai DS che stanno andando fuori dalla sinistra, conclude con questa frase: “affinché la società usi il mercato e non sia il mercato ad usare la società”.
Sembra retorica, ma sentire e scoprire il compagno Abdon, è stato come riaprire i polmoni ad una nuova atmosfera di possibile alternativa nella politica italiana.
Chi non ha “vissuto” nè il ’68, nè il ’77, chi è crescito nella società sfavillante e televisiva degli anni ottanta, frullato tra le tettone di Drive In e l’emarginazione colta e ribelle della new wave, chi non ha conosciuto il soggetto di classe «operaio massa» trasformato proprio in quegli anni in «lavoratore unico» prima, «lavoratore sociale» poi e oggi «lavoratore immateriale», si chiede come tali personalità (addirittura Presidente Regionale DS) possano mai essere sconosciuti alle generazioni di mezzo. Il suo discorso orientato e passionale verso l’unità socialista, ripercorre le tappe storiche che hanno segnato i successi e l’orgoglio ma anche le sconfitte e lo sconforto della sinistra italiana. “Altro che la Sarajevo del 1914”: la preoccupazione, paradossale in un grande vecchio, per una guerra atomica, gela la sala. Lo scenario e la minaccia sono tangibili oltre la forza verbale di chi abbandona i Fassino e i D’Alema, rei di tradire i temi che invece dovrebbero essere al centro di ogni attenzione dedicata alla costruzione del nuovo partito democratico. La bocciatura è netta e precisa come una meccanicistica decapitazione. La guerra tra i popoli, la guerra all’ambiente, la guerra alle istituzioni e alla democrazia. Abdon Alinovi assunse, dopo l´assassino Dalla Chiesa, la presidenza della commissione parlamentare antimafia. Gli atti di questa Commissione, sono stati segretati di fatto per settant’anni nell´archivio storico della Camera.
Il compagno Alinovi individuò: «nelle organizzazioni mafiose uno degli elementi permanenti della eversione nello Stato democratico».
Si capisce allora come gli «equilibri della politica» hanno spento poi negli anni ogni vera alternativa al trionfo perverso del peggiore capitalismo italiano.
La scommessa della Sinistra Europea, diventa allora il luogo “urgente” degli uomini e delle donne che sentono la necessità di confrontarsi in una dimensione reale di un cantiere sperimentale di una grande sinistra socialista. Un luogo reale di relazioni ed esperienze che porti ad azioni concrete che, affrontando le emergenze subite dalla società civile, sappia dare, tra territorio ed istituzioni, risposte nella vita quotidiana della gente comune, ridando proprio alla coscienza collettiva la forza e la possibilità di governare il proprio futuro. La scommessa non è l’appartenenza ma la disponibilità di contribuire con le capacità di ognuno alla politica come “sommo bene” per scoprire l’interesse personale come vantaggio, realizzazione e beneficio comune. (leggilo su www.sinistraeuropea.it)
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Questa scommessa passa per il coinvolgimento, la condivisione e la partecipazione attiva anche nelle battaglie di liberta' e di democrazia dei movimenti come quella del laboratorio diana