PIETRO DI GENNARO

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Operaio informatico dalla prima metà degli anni 80’ ad oggi, è nato nel 1966 a Salerno. Dal 1999 è assistente tecnico presso il Dipartimento di Fisica “E.R. Caianiello” dell’Università degli Studi di Salerno. Da oltre 20 anni segue e lavora con passione su prodotti e tecnologie di Apple Computer, con particolare attenzione agli sviluppi dei sistemi informativi in ambito collaborativo di workgroup locale e geografico. Dal 1996 al 1999 collabora con il mensile “Applicando” (rivista specializzata di informatica per Macintosh) del gruppo editoriale JCE di Milano con articoli dedicati al networking (TCP/IP, ISDN e linee dedicate, FastEthernet, videoconferenza, Internet, etc...). Dal 1997 al 1999 è amministratore di sistema presso l’I.I.A.S.S (Istituto Internazionale per gli Alti Studi Scientifici) di Vietri sul Mare (SA). Dal 2004 è sindacalista delle RdB-CUB Pubblico Impiego. Interessandosi di diritto alla salute nel lavoro, nel 2006 si avvicina alle nanotecnologie aderendo alle campagne “ferramenta ambulante” e “ricerca imbavagliata” di Beppe Grillo che oggi critica sostenendo la necessità di ricerche pubbliche concorrenti contro ogni possibile conflitto d’interesse privato.
“L’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande sono gli orizzonti che si fondono nell’eccellenza della ricerca scientifica come limiti impropri che confinano ogni realtà tangibile, ogni progresso”.
Pietro Di Gennaro
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sabato, 29 settembre 2007

... senza parole ...

da un meetup di Beppe Grillo :

Ginevra scrive:

"Mi chiamo Ginevra sono una ragazza di 28 anni e scrivo per raccontare la mia storia, più precisamente la storia di mia madre una donna di 56 anni colpita tre anni faÂ’ da due tumori uno allÂ’intestino e uno alle ovaie ed utero.

Tutto eÂ’ cominciato con dei malesseri, dimagrimento, debolezza e dolori di vario genere.

Naturalmente ci rivolgiamo al nostro dottore di base che ci prescrive alcuni esami, non sapendo assolutamente come comportarci abbiamo cominciato a girare per tutti gli ospedali che conoscevamo con lÂ’intento di riuscire a fare questi esami in tempi non lunghissimi. Ma le attese erano infinite.

Non sono una persona in grado di chiedere aiuto, sono abituata a cavarmela da me, ma non sapevo proprio cosa fare e la disperazione mi ha dato la forza di chiedere a chiunque conoscevo lavorava in ospedale di aiutarmi, e proprio grazie a queste conoscenze siamo riuscite a fare tutte le analisi necessarie. Naturalmente non avevamo la possibilità di farle privatamente, anche se sicuramente mi sarei indebitata se non mi avessero aiutato.

Da qui eÂ’ iniziata la mia disperazione più totale fino alla sua operazione, ricoverata dÂ’urgenza sempre grazie ad amici. Altrimenti dovevamo aspettare anche per il ricovero. Le viene asportato un tratto dellÂ’intestino,lÂ’utero e le ovaie. Premetto che, prima dellÂ’operazione nessun dottore ci aveva informato sulla situazione, solo uno si pronunciò dicendo che era in corso una metastasi, poi il silenzio fino allÂ’operazione. Solo dopo,in parte,ci rassicurarono dicendo che non le era stato asportato proprio tutto quindi avrebbe dovuto fare chemioterapia. Quindi non era una metastasi. Quella parola ancora mi perseguita, eÂ’ stata pronunciata da un medico senza alcuna sicurezza non preoccupandosi minimamente della “botta”che ci sarebbe arrivata.

Mia madre non sapeva assolutamente cosa le stava accadendo, sapeva solo di un tumore ad un ovaio, che le sarebbe stato asportato senza problemi.

Una volta operata eÂ’ stata informata su tutto.

Dopo lÂ’operazione seguono due mesi di ripresa e subito dopo chemioterapiaÂ…11 lunghi mesi di tortura.

Finita la terapia la dimettono completamente assegnandole un dottore dello stesso ospedale.

Cominciamo a fare continui controlli e ogni 3-4 una visita oncologica.

La nostra vita non eÂ’ più la stessa, sempre in apprensione per ogni minimo malessere, per non parlare del trauma che mia madre si porta dietro e la qualità di vita che un malato oncologico dovrà Â’ affrontare per sempre.

Dopo alcuni mesi accadde un fatto spiacevole che mi portò a dover contattare il direttore sanitario per riottenere lÂ’appuntamento per il controllo oncologico che non so per quale motivo ci fu posticipato di altri due mesi. Cosi Â’ mi ridiedero lÂ’appuntamento in breve tempo ma con un altro dott.

Questo non conosceva per niente la situazione di mia madre né tanto meno possedeva alcun documento né cartella clinica. Immagginate che conforto!!!

Continuiamo a stare sotto controllo con questÂ’ultimo che pian piano acquista la fiducia di mia madre. LÂ’ultimo controllo lo abbiamo fatto a giugno, le analisi andavano tutte bene e lui ci disse di rivederci a novembre,sembratomi troppo il tempo che sarebbe dovuto trascorrere tra un controllo e lÂ’altro gli chiesi come ci saremmo dovute comportare se avessimo avuto la necessità di incontrarlo prima. La risposta fu di andare direttamente da lui senza aspettare.

Ora purtroppo la situazione eÂ’ grave ed io non sono riuscita a anticipare lÂ’appuntamento che abbiamo per novembre .Vi spiego meglio:

Da un paio di mesi, al seguito di un forte dispiacere che mia madre a subito,le si verificano disturbi intestinali, come dolori e diarrea,accompagnati da febbre

Abbiamo cosi Â’ deciso di fare al più presto tutti i controlli che lÂ’oncologo ci prescrisse cominciando con unÂ’ecografia pelvica, a mio avviso inutile visto che lÂ’aveva appena fatta.

Poi analisi del sangue comprensive dei marcatori tumorali.

Nel frattempo i dolori allÂ’intestino sÂ’intensificano, piùÂ’precisamente il dolore si concentra in basso a sinistra dellÂ’addome, sempre più evidente eÂ’ il suo senso di debolezza, e la mancanza di appetito. A questo punto di mia iniziativa convinco mia madre a sottoporsi ad una colonscopia, ma visto il trauma che questÂ’esame le ha provocato non accetta di farla se non addormentata. Comincio a girare tutti gli ospedali che conosco, ma nessuno senza un ricovero in dayhospital lÂ’effettueràÂ’ questÂ’esame. Non mi rimane che cercare per una colonscopia virtuale, ma i tempi dÂ’attesa sono assurdi: 28 marzo 2008. Alla fine sono riuscita a trovare una clinica nella quale lÂ’avrebbero fatta entro 20 giorni ma lÂ’esame era convenzionato solo in parte, cosi il 20/09 abbiamo fatto la colonscopia virtuale e le risposte saranno pronte il 4/10.

Nel frattempo abbiamo ritirato le analisi del sangue nelle quali molti valori sono sballati, ma non i marcatori tumorali. Impaurita da cioÂ’ chiedo al dottore di base(perché le cose te le devi fare da sola)di segnarci le richieste per fare delle analisi specifiche delle feci, il sangue occulto nelle feci.

Tengo a precisare che tutte le nozioni che possiedo, inerenti ad analisi e esami vari, le ho acquisite tramite internet.

A questo punto penso di avere aspettato pure troppo e vado senza mia madre, che non ne può più,

dallÂ’oncologo per fargli vedere tutte le analisi che finÂ’ora abbiamo fatto.

Mi aspettavo un parere medico professionale per un paziente con trascorso oncologico abbastanza grave, invece ho ricevuto un reclamo per essere andata senza un appuntamento(io lÂ’appuntamento lÂ’ho a novembre), e invece di controllare le analisi che gli avevo portato mi dice che neanche sa chi eÂ’ mia madre, figuriamoci se mi può dire qualcosa.

Da qui lo sconforto più totale, vado dal mio medico e mi dice di farle fare ancora analisi, quelle delle urine ed una tac total body, anche se non sarebbe molto indicato a causa della vicinanza con la colonscopia virtuale.

Ora sta prendendo antinfiammatori e antibiotici per lÂ’intestino, fermenti lattici e antidolorifici, e ancora una protezione per lo stomaco, ma la febbre non le passa ed io non so più che fare, non so più a chi rivolgermi, se eÂ’ il caso che le faccio fare un dayhospital. Ho tanta paura, non vorrei mai più vederla soffrire come gia Â’ ha sofferto.

Mai avrei pensato di dover affrontare tutto questo, lei cosiÂ’ giovane ed io “grande” tutto insieme, ho perso la mia spensieratezza da quasi 4 anni, e la voglia di costruirmi una famiglia, la mia vita eÂ’molto legata a quella di mia madre e la sua sta in pericolo per la sanità che cÂ’eÂ’ nel nostro paese.

MA LA COSA PEGGIORE EÂ’ CHE NESSUNO TI DA MINIMAMENTE IMPORTANZA E TI RENDI CONTO QUANTO SEI SOLA CON UN PROBLEMA MOLTO più GRANDE DI TE!

BASTEREBBE CHE CHI FACESSE IL MEDICO LO FACESSE CON PASSIONE E DEDIZIONE,NON TUTTI I LAVORI SONO UGUALI E NON TUTTI SONO PORTATI A FARLO!!!"

domenica, 23 settembre 2007

RSU 2007 ...


rsu1

www.rdbcub.it

il salernitano: articolo sull'assemblea all'univrersita di salerno
ilsalernitano_6_10_07leggi
giovedì, 13 settembre 2007

Analisi critica della mondializzazione capitalistica.

Vasapollo_18_9_07

ALCUNE RECENSIONI DEL TRATTATO DI LUCIANO VASAPOLLO


La dura concretezza della mondializzazione

di Francesco Piccioni *

Se, sul piano globale, gli operai calano di dieci o venti milioni di unità, mentre Cina e India mettono in fabbrica tra i duecento e i trecento milioni di nuovi operai, il lavoro «materiale» è aumentato o diminuito?
La risposta è semplice, ma le teorie di moda preferiscono fare i conti col solo cortile di casa (questo pezzetto d'Occidente) e strologare di cambiamenti «epocali» e universali restringendo al massimo la lente di ingrandimento.
Beninteso, senza mai fornire alcuna «misura» dei fenomeni che si pretende di interpretare.
La ponderosa fatica di Luciano Vasapollo e dei suoi colleghi-compagni ispanoamericani ha invece il merito di affrontare questa realtà come un unicum, al cui interno esiste un'ovvia ma articolatissima divisione internazionale del lavoro, che dà perciò conto tanto delle novità (l'«economia della conoscenza») quanto delle moltiplicantesi persistenze (il fabbrichismo fordista, solo in parte delocalizzato nel terzo mondo).
Ricostruendo il quadro delle trasformazioni degli ultimi 50 anni, su scala globale, diventano allora comprensibili fenomeni che hanno disorientato tanta intellighenzia (e classe politica) di sinistra convincendola che «certi strumenti non funzionano più».
Un esempio: negli ultimi 25 anni i tassi di interesse (cominciò Reagan) sono stati costantemente superiori ai tassi di inflazione. Un «intervento dirigistico» («politico») ha perciò consentito un costante e massiccio spostamento di capitali dalla produzione (e perciò anche dai salari) alla finanza (e alle relative rendite).
Sono stati così ingigantite le armi della globalizzazione finanziaria, usate nella competizione mondiale, che hanno permesso la «sussunzione» di interi universi di forme economiche preesistenti (l'ex impero sovietico, Cina, India, Sudamerica) e imposto un'articolazione produttiva sovranazionale che ha schiantato molti degli strumenti di politica economica statuale. Sostituiti dal crescente potere di organismi sovranazionali formalmente «tecnici» (Wto, Fmi, Banca mondiale, Ue), in realtà funzionanti come meta-stato a livello planetario.
Forte delle collaborazioni di economisti non-europei, Vasapollo riesce perciò a coniugare una lettura dei processi dichiaratamente marxiana con lo studio dettagliato (per quanto si può all'interno di un «trattato» destinato a studenti universitari) e quantitativo dei fenomeni stessi. Impossibile dar conto delle tante questioni rilevanti affrontate nelle quasi 500 pagine (formato A4!), ma una certamente merita di essere citata per la sua attualità.
E' il fenomeno della crescente dicotomia tra economia reale e finanziarizzazione, che comporta l'imporsi di una visione (e relativa ideologia) che sottovaluta processi e trasformazioni sociali concrete. In cui si può vedere il differente «modello di accumulazione» che distingue il profitto «a mezzo di produzione-circolazione-vendita» (non importa, capitalisticamente, che le merci siano «consumate», ma solo che siano vendute) e il profitto «a mezzo di moneta».
Solo quando prevale - come oggi - quest'ultimo prende forza l'illusione che la ricchezza generi di per sé altra ricchezza. Illusione che colpisce non solo gli imprenditori «fannulloni», ma anche quella sinistra che si adagia nella convinzione che ci sia ormai solo un problema di «giusta redistribuzione».

Luciano Vasapollo,
Trattato di economia applicata. Analisi critica della mondializzazione capitalista, Jaca Book.


Nel suo ultimo libro Luciano Vasapollo offre materiale di discussione per analizzare la dottrina del capitale statunitense favorevole ad un conflitto preventivo mondiale e per capire la prima crisi della globalizzazione liberista

Partire da Marx per comprendere le guerre contemporanee

Giovanni Russo Spena

Luciano Vasapollo, che ha alle spalle molti lavori scientifici, ci offre nella sua ultima opera, Trattato di economia applicata, (Jaca Book, pp. 528, euro 52,00), una rilettura e una risistemazione teorica, economica, sociale e politica. Un'opera completa e complessa che non esaurisce il suo interesse nell'analisi; ma che è anche guida all'azione nella critica dell'economia politica dello sviluppo capitalistico odierno. Questo assunto è evidente soprattutto nell'ultimo capitolo del trattato in cui Vasapollo si chiede se e come si arriverà a stabilire una nuova articolazione politica di gruppo e classi sociali intorno ad una "proposta di sviluppo alternativo", mentre il neoliberismo "comincia ad esaurire il suo tempo". Il sistema capitalistico deve essere superato, ma ciò non è legato meccanicisticamente all'azione della legge della caduta tendenziale del saggio di profitto. Vi è, infatti, una "tendenza reazionaria determinata dal suo essere sociale conflittuale al lavoro". Siamo, infatti, al passaggio da un sistema politico che già era caratterizzato da una democrazia autoritaria, centrata sulla guerra imperiale e sul protezionismo di guerra, ad un sistema che si basa sempre più su strutture, su comitati di affari ademocratici, cioè su un sistema che considera la democrazia una variabile dipendente. La base di questa involuzione è, appunto, marxianamente, materiale; la condizione, cioè, dell'economia chiamata mondializzazione capitalista. Dove vi è un intreccio tra continuità, nella formazione economico-sociale e discontinuità nelle forme di organizzazione. Vasapollo ritiene che una strategia possibile di alternativa al capitalismo possa crescere solo all'interno di una ricerca, di uno studio sull'attuale fase della mondializzazione capitalistica «con la cassetta degli attrezzi di Marx, dalla teoria del valore e le sue implicazioni con la teoria dello sfruttamento, all'analisi di classe e del conflitto capitale/ lavoro per giungere ad una attualizzazione dell'intero impianto scientifico dell'analisi marxiana e degli studi marxisti». E' questo il fondamento di una politica basata sul terreno di una strategia possibile per l'alternativa al capitalismo. Voglio citare, perché è un tema trattato con particolare profondità, un tratto fondamentale della parte prima dell'analisi. Vasapollo - come ricorda Hosea Jaffe nella presentazione - indica l'elemento coloniale nella genesi storica del modo di produzione capitalista. Egli cita Marx che scrisse, due anni prima del Manifesto Comunista : «è la schiavitù che ha dato valore alle colonie, sono le colonie che hanno creato il commercio mondiale ed il commercio mondiale è la condizione necessaria per l'industria meccanizzata di vasta scala…senza la schiavitù il Nord America, la nazione più progressista, si sarebbe trasformata in un paese patriarcale». L'alba della produzione capitalistica è stata segnata da schiavitù, saccheggi, genocidi che hanno costituito il tratto feroce della borghesia in ascesa che faceva della scoperta dell'America, della circumnavigazione dell'Africa, del mercato delle Indie orientali e della Cina terreni «dell'elemento rivoluzionario entro la società feudale che veniva distrutta». La ferocia di questa accumulazione primitiva segna l'identità del "colonialismo capitalista", che non può essere ingabbiato sul terreno del "socialismo eurocentrico". Come dice Jaffe, Vasapollo ha il merito di ri-sviluppare l'originale tesi di Marx in relazione alla reale genesi storica del sistema capitalista: in particolare è stata la «lotta di classe tra la borghesia in ascesa e i feudatari» o la ferocia «conquista dell'America» Non a caso, conseguentemente, quando espone la sua tesi "sulla crisi", e cioè che le crisi economiche sono inevitabili nel capitalismo (è la tesi marxista), Vasapollo dà rilievo, fra le cause, in un periodo storicamente importante, alla rottura dello "scambio ineguale" a causa delle rivoluzioni sociali nel Terzo Mondo. Forse, per comprendere le guerre contemporanee, per analizzare le radici strutturali della "dottrina" del capitale statunitense della guerra preventiva globale e per comprendere la crisi (che è in atto) della prima fase della globalizzazione liberista, questo libro offre materiali di discussione, certo contestabili, ma organici e animati da un preciso punto di vista: la competizione tra i monopoli Ue, Usa, asiatici è la principale caratteristica della "globalizzazione"; le guerre mondiali interimperialiste diventano la sola possibile soluzione delle grandi crisi.

Liberazione del 27 luglio 2007