PIETRO DI GENNARO

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“L’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande sono gli orizzonti che si fondono nell’eccellenza della ricerca scientifica come limiti impropri che confinano ogni realtà tangibile, ogni progresso”.
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giovedì, 15 maggio 2008

«Lavoratori impoveriti, rilanciare il conflitto»

15 maggio 2008 - Liberazione

Sabato a Milano l'assemblea nazionale promossa da Cub, Cobas e SdL
«Lavoratori impoveriti, rilanciare il conflitto»
di Roberto Farneti


1
Rilanciare la mobilitazione sindacale nei luoghi di lavoro e nel paese, l'unica strada disponibile per risollevare la condizione materiale di milioni di lavoratori dipendenti e pensionati, impoveriti dalle politiche liberiste attuate da tutti i governi che si sono succeduti in questi anni, con il sostegno di Cgil Cisl Uil. E' questo l'obiettivo dell'appuntamento di sabato prossimo a Milano, presso la sala del Cinema Smeraldo, dove si terrà l'assemblea nazionale del sindacalismo di base promossa dalle tre principali organizzazioni: Cub, Confederazione Cobas e Sdl Intercategoriale.

Compito dell'assemblea, a cui prenderanno parte oltre mille delegati provenienti da tutta Italia, sarà quello di discutere e di decidere le forme di lotta da attuare nei prossimi mesi, compresa la proclamazione di un nuovo sciopero generale, dopo quello molto partecipato del 9 novembre scorso contro le politiche economiche del governo Prodi. «Quella piattaforma per noi è ancora valida - sottolinea Pierpaolo Leonardi, coordinatore nazionale Cub - non a caso il titolo dell'assemblea è "Continuare le lotte e la mobilitazione per il salario, la sicurezza nei luoghi di lavoro, contro la precarietà, per la continuità del reddito, in difesa del contratto nazionale, per la democrazia nei luoghi di lavoro"». A differenza di Cgil Cisl Uil, «il sindacalismo di base è veramente indipendente, noi - sottolinea Leonardi - non abbiamo governi amici». L'iniziativa è, comunque, aperta a tutti: «L'importante - chiarisce ancora Leonardi - è che a intervenire siano lavoratori veri, delegati o Rsu. Non vogliamo passerelle».
Cub Cobas e Sdl Intercategoriale, pur nella diversità esistente tra le tre organizzazioni, vogliono anche dar vita a forme permanenti di consultazione. «Abbiamo deciso di avviare un percorso di rapporto unitario - spiega Piero Bernocchi, portavoce nazionale dei Cobas - non solo per organizzare insieme le assolutamente necessarie iniziative di lotta, ma anche per offrire a milioni di lavoratori, in un contesto difficile, un punto di riferimento alternativo a Cgil Cisl Uil, ormai avviate verso la creazione di un sindacato unico e intenzionate a cedere su tutta la linea al padronato e al goveno». Una subordinazione alle esigenze dell'impresa che fa il paio con «l'atteggiamento collaborativo del Pd nei confronti del governo Berlusconi».
Bernocchi fa l'esempio delle politiche contrattuali. «In Germania, dove il salario medio di un operaio è circa il doppio di quello italiano, abbiamo metalmeccanici, ferrovieri, settori del pubblico impiego che lottano per aumenti medi del 10%. Addirittura in Romania, paese dove non ci sono tradizioni di lotta sindacale particolarmente significative, addirittura gli operai della Renault lottano da un mese per avere il raddoppio del salario». In Italia invece «Cgil Cisl Uil, ma anche il Pd - sottolinea il portavoce dei Cobas - propongono di ridurre drasticamente il peso del contratto nazionale, con la promessa ingannevole di aumenti retributivi che giungeranno dal secondo livello, da cui continueranno ad essere esclusi la grande maggioranza dei lavoratori». L'unica soluzione che viene indicata ai lavoratori è quella di lavorare di più, cioè di fare straordinari.
Di fronte a tutto ciò, il sindacalismo di base deve dare risposte concrete. Le richieste che oggi emergono dal mondo del lavoro «sono - riassume Fabrizio Tomaselli, coordinatore nazionale di Sdl Intecategoriale - essenzialmente quattro: più salario, più pensioni, meno precarietà e più sicurezza sul lavoro». Su tutti e quattro questi temi le risposte di Cgil Cisl Uil sono «assolutamente insufficienti o contrarie». Tomaselli cita l'accordo del 23 luglio 2007 «che ha sancito la legge 30, oltre all'innalzamento dell'età pensionabile e il decollo della previdenza integrativa privata, a scapito di quella pubblica». Non solo: «Negli ultimi giorni del governo Prodi - ricorda il coordinatore della Cub, Pierpaolo Leonardi - il ministro della Funzione Pubblica, con una circolare, ha bloccato di fatto il parziale processo di stabilizzazione dei 500mila precari pubblici avviato dalla Finanziaria». Anche sul tema della sicurezza nei luoghi di lavoro, secondo Leonardi, «c'è ancora molto da fare», visto che l'approvazione del nuovo Testo Unico non sembra avere ridotto gli incidenti.
Secondo Cub, Confederazione Cobas e Sdl Intercategoriale la responsabilità di questi risultati negativi per i lavoratori è in primo luogo della concertazione. Per questo bisogna rilanciare il conflitto. Una strada che passa per la messa in discussione del monopolio di Cgil Cisl e Uil. Monopolio «che si realizza con una assenza di democrazia nei luoghi di lavoro, dove ai sindacati non concertativi - accusa Bernocchi - viene negato il diritto di assemblea e di fare campagna elettorale. In più non esiste un meccanismo di elezione con liste nazionali che permetta di verificare chi è veramente rappresentativo».
L'altro aspetto fondamentale è l'attacco al diritto di sciopero. «Ormai nei servizi pubblici, nei trasporti e in molte altre realtà, scioperare - sottolinea Tomaselli - è diventato un'impresa quasi impossibile. Gli interventi della Commissione di Garanzia vanno ormai ben al di là di ciò che stabilisce la legge. Bisogna riappropriarsi degli strumenti di lotta che storicamente appartengono al mondo del lavoro, forzando anche l'applicazione che viene data delle norme sugli scioperi».
Tuttavia, per proporsi come una alternativa a Cgil Cisl Uil, «il sindacalismo di base - spiega Tomaselli - deve dimostrarsi capace di uscire da situazioni di nicchia in termini di rappresentanza. Questa è la forte ambizione che abbiamo, l'obiettivo che ci dobbiamo dare. Inoltre per noi di Sdl Intercategoriale, questo obiettivo dovrebbe essere patrimonio non semplicemente del sindacalismo di base ma anche di quelle forze che da posizioni di minoranza all'interno di Cgil Cisl Uil stanno indicando un modello diverso di sindacato».

Commenti
#1   19 Maggio 2008 - 21:23
 
18 maggio 2008 - Liberazione

Dall'assemblea nazionale
Cub, Cobas Sdl: patto d'azione contro i nuovi modelli contrattuali
di Fabio Sebastiani

Milano - «Sogno un sindacalismo non critico ma creativo e propositivo». Abu Bakar Sumaoro è un ivoriano di una trentina di anni. Lui fa il coordinatore dei migranti a Napoli per la Cub. Non sarà Martin Luther King, ma dal palco dell'Assemblea nazionale dei delegati e delle delegate del sindacalismo di base riesce lo stesso ad infiammare i cuori dei 1500 della platea. Fra i leader sindacali erano presenti, per la Cub, i coordinatori nazionali Piergiorgio Tiboni, Walter Montagnoli, Paolo Leonardi e Cosimo Scarinzi (scuola), per i Cobas il portavoce Piero Bernocchi, e Fabrizio Tomaselli per Sdl.
Di iscritti a parlare in quella che può essere considerata la prima risposta del mondo del sindacalismo di base alla "concertazione II" di Cgil, Cisl e Uil ce n'erano una quarantina circa. Ma non tutti hanno potuto prendere la parola. Abu ce l'ha fatta non per il colore della pelle ma perché rappresenta una nuova generazione di "lavoratori militanti" che vuole davvero smetterla di parlare ai propri colleghi accusando «quelli là» (Cgil, Cisl e Uil, ndr).
Un'altra è Paola. Romana, anche lei trentenne. Ha scoperto il sindacato di base lottando contro la precarietà delle hostess sui bus turistici della Trambus di Roma. I sindacati confederali nei comunicati le indicavano come "veline decerebrate". Paola racconta che quando si è vista recapitare il primo volantino sindacale da distribuire durante gli scioperi ha dovuto fare un certo sforzo per spiegare alle sue colleghe il significato di parole come "lotta di classe", "piattaforma sindacale", e via dicendo. «La richiesta che faccio - dice di fronte ad una assemblea che ha seguito attenta i lavori fino alla fine - non è di darci una maggiore copertura sindacale, ma di formarci sulla memoria storica».
Roberto, invece, di anni ne ha quasi il doppio di Paola. E' un delegato del comune di Milano. Anche lui, però, vuole rompere con un sindacalismo piagnone e inconcludente. Dice che è venuto il momento di aprirsi; che lo sconquasso della neoconcertazione provocherà un fuggi fuggi generale da Cgil, Cisl e Uil. Stavolta la base organizzativa è già pronta. Ma, quello che stavolta farà davvero la differenza, è che la spinta unitaria dai luoghi di lavoro non si infrangerà contro le "gelosie" delle varie sigle. Cub/Rdb, Cobas e Sdl stavolta vanno a passo spedito non verso un semplice patto d'azione. «Unificazione, non unità». Lo stesso Paolo Marras, salito sul palco come lavoratore Alitalia, che il sindacalismo di base non deve più rappresentare l'organizzazione alla quale ricorrere nei momenti più duri «ma un posto in cui stare» e riscoprire quella che Abu chiama «la consapevolezza». L'assemblea di Milano ha approvato, tra ordini del giorno contro gli aerei "F35", la monnezza a Napoli e in appoggio ai rom, un lungo documento in cui compaiono due scadenze: un'altra assemblea a giugno e lo sciopero generale contro l'accordo sui nuovi modelli contrattuali in autunno. Sarà uno sciopero, ovviamente, anche contro la finanziaria, e a favore di un aumento dei salari di ben 3mila euro. Il resto, è il solito corredo contro il Tfr, la legge 30, una legge sulla democrazia e la rappresentanza e un'altra per un meccanismo di riadeguamento salariale e per la continuità del reddito.

18 maggio 2008 - Il Manifesto

«La frammentazione indebolisce» I sindacati di base verso l'unità
Più di mille delegati (Cub-Rdb, Cobas e Sdl) a Milano per la prima assemblea unitaria. Su salari e precarietà, sciopero generale e unitario in autunno
di Francesco Piccioni

Milano - Nella società (e nella politica) non c'è spazio per il vuoto. La voragine creatasi con la scomparsa della sinistra parlamentare, più una prevedibile accentuazione dello scollamento tra sindacato confederale e lavoratori in carne e ossa, chiama altri soggetti a farsi avanti, a proporre iniziative e soluzioni.
Il sindacalismo di base ci prova, dando vita a un percorso che può consentirgli di uscire da una condizione di minorità e frammentazione, per arrivare a rappresentare d'ora in poi «la vera alternativa». Oltre mille delegati «di situazione» di Cub-RdB, Cobas e Sdl Intercategoriale provenienti da tutta Italia si sono incontrati a Milano. Un'assemblea per fare i conti con le novità del presente e che già nello svolgimento ha segnato una rottura con le pratiche consolidate. Silenziosi i dirigenti delle tre sigle (una delegata del S. Raffaele di Milano ha letto la relazione introduttiva unitaria), la parola è andata ai protagonisti delle lotte. E qui subito la sorpresa, almeno per chi ha imparato a conoscere il pervicace orgoglio di organizzazione di queste formazioni. Il filo rosso dell'«unificazione» - non solo l'unità nelle lotte - è tornato prepotente in quasi tutti gli interventi. Perchè la «piccola taglia» è ormai vissuta come un handicap per la credibilità stessa dei «basisti» nel rapporto quotidiano con i lavoratori. Tanto più in un quadro di «democrazia sindacale» quantomeno problematico (qui viene contestata pesantemente la regola che assegna un terzo dei delegati rsu ai confederali, a prescindere dai voti presi), strutturato per «semplificare» anche la rappresentanza sociale.
Una ragazza giovanissima sintetizza in due parole la condizione di tanti suoi coetanei rispetto alle forme storiche della rappresentanza: «Mi chiedono a quale sindacato bisogna iscriversi per essere stabilizzati». Ma è un altrettanto giovanissimo ivoriano a far alzare in piedi tutti con un intervento di straordinaria densità emozionale, culturale e politica, tutto giocato sulla «diversità» e il suo valore, riuscendo a tenere insieme senza retorica lotta operaia, condizione migrante, solidarietà internazionale. La questione del lavoro giovanile torna in molte riflessioni, anche di operai più anziani («adesso li vedo contare i centesimi, fino a poco tempo fa guardavano al lavoro solo in associazione alla possibilità di spendere»). Una condizione contrassegnata quasi sempre dalla sensazione di impotenza, come se fosse stata spazzata via nelle nuove generazioni ogni conoscenza dei meccanismo democratici, di partecipazione.
Ne viene fuori una convergenza vera su una piattaforma molto articolata, che va dall'obiettivo di «forti aumenti salariali» all'abolizione della legge 30 e del pacchetto Treu, dalla lotta al razzismo alla «continnuità di reddito» (contro la precarietà), dal «rilancio del ruolo del contratto nazionale» alla sicurezza sul lavoro, dalla difesa dei servizi pubblici alla democrazia sindacale. Più che piattaforma vera e propria, è il tratteggiare un sistema organico di temi politico-sindacali capace di produrre aggregazione sui contenuti, anzichè sui «contenitori» organizzativi.
L'indicazione immediata cade sull'avvio di «un percorso di mobilitazione», con all'orizzonte dell'autunno uno sciopero generale - il secondo, dopo quello del 9 novembre 2007 - «non come strumento per cercare visibilità, ma come punto di arrivo di un vasto lavoro di discussione e agitazione tra i lavoratori». Non sarà un percorso semplice, ma tutto il panorama politico e sindacale si è messo in movimento (ieri all'assemblea si é affacciato anche Giorgio Cremaschi). Anche questa galassia lo ha compreso, e reagisce in modo più maturo.
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