PIETRO DI GENNARO

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Operaio informatico dalla prima metà degli anni 80’ ad oggi, è nato nel 1966 a Salerno. Dal 1999 è assistente tecnico presso il Dipartimento di Fisica “E.R. Caianiello” dell’Università degli Studi di Salerno. Da oltre 20 anni segue e lavora con passione su prodotti e tecnologie di Apple Computer, con particolare attenzione agli sviluppi dei sistemi informativi in ambito collaborativo di workgroup locale e geografico. Dal 1996 al 1999 collabora con il mensile “Applicando” (rivista specializzata di informatica per Macintosh) del gruppo editoriale JCE di Milano con articoli dedicati al networking (TCP/IP, ISDN e linee dedicate, FastEthernet, videoconferenza, Internet, etc...). Dal 1997 al 1999 è amministratore di sistema presso l’I.I.A.S.S (Istituto Internazionale per gli Alti Studi Scientifici) di Vietri sul Mare (SA). Dal 2004 è sindacalista delle RdB-CUB Pubblico Impiego. Interessandosi di diritto alla salute nel lavoro, nel 2006 si avvicina alle nanotecnologie aderendo alle campagne “ferramenta ambulante” e “ricerca imbavagliata” di Beppe Grillo che oggi critica sostenendo la necessità di ricerche pubbliche concorrenti contro ogni possibile conflitto d’interesse privato.
“L’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande sono gli orizzonti che si fondono nell’eccellenza della ricerca scientifica come limiti impropri che confinano ogni realtà tangibile, ogni progresso”.
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venerdì, 04 luglio 2008

FERMIAMOLI !!!

fermiamoliDECRETO LEGGE N.112 del 25 giugno 2008

ANALISI DELLE NORME RIGUARDANTI
LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E I DIPENDENTI PUBBLICI


PERCHE’ UN DECRETO LEGGE?

A fronte di una legge delega e decreti delegati preannunciati, quale è la condizione di urgenza che ha determinato la produzione di un decreto legge che scade entro 60 giorni se non trasformato in legge? Crediamo che non si tratti di misure contingenti, ma interventi che hanno un effetto strutturale sulla pubblica amministrazione e quindi vanno analizzate.

Possiamo supporre più ipotesi, quali :

  • Protagonismo del titolare della funzione pubblica?
  • Volontà di forzare la mano sul piano politico, sindacale e dell’opinione pubblica?
  • Difficoltà operative e politiche nel governo?
  • Possibilità di ritirata sulle questioni più difficili, manovrando sulla conversione in legge del decreto?
  • Strategia ragionata con le confederazioni per far sfogare le organizzazioni di categoria nei due mesi estivi in cui è più difficile la mobilitazione dei lavoratori?

La verifica delle motivazioni andrà fatta sul campo, con una strategia di mobilitazione crescente che a partire dai prossimi giorni costruisca un’opposizione sociale radicata e capace di darsi prospettiva di lungo periodo.

Quali sono i contenuti del decreto legge sui quali occorre riflettere per trasformarli in strumenti di aggregazione e mobilitazione dei dipendenti pubblici?

•    RIDUZIONE DELLE FUNZIONI E DELLE STRUTTURE DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
•    PEGGIORAMENTO DELLE CONDIZIONI DI VITA E DI LAVORO DEI DIPENDENTI PUBBLICI
•    RIDUZIONE DEGLI ORGANICI E ULTERIORE AUMENTO DELLA FLESSIBILITA’
•    FLESSIBILITA’ CONTRATTUALE E SALARIALE
•    DISCONOSCIMENTO DELLE ORGANIZZAZIONI SINDACALI DI CATEGORIA A FAVORE DI UN RAPPORTO TUTTO POLITICO CON ALCUNE CONFEDERAZIONI


Come si realizza tutto questo? Vediamo alcuni dettagli :

RIDUZIONE DELLE FUNZIONI E DELLE STRUTTURE DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE :

1.  TRASFORMAZIONE IN FONDAZIONI DELLE UNIVERSITA’ (art. 16):
si sottrae di fatto alla gestione pubblica una parte importante della ricerca scientifica a della formazione. Viene da chiedersi quali siano le prospettive per gli altri enti di ricerca extra universitari.


La fondazione permette l’ingresso dei privati, in qualità di investitori in un settore delicato. Non è solo il problema del finanziamento, ma si prospetta un intervento diretto nella gestione. Il risultato sarà un ricerca orientata dal privato in maniera molto più accentuata di quanto sia ora e che lo stato dovrà acquistare, una formazione finalizzata all’interesse del privato. Abbiamo visto la fine delle lauree triennali diventate in realtà un prolungamento della scuola superiore senza lo sbocco lavorativo come si era lasciato intendere.

Continua il percorso verso la fine del valore legale del titolo di studio che, nella previsione, verrebbe rilasciato da enti non direttamente dipendenti dallo stato.
Lo stesso decreto prevede una differenziazione contrattuale per gli operatori delle fondazioni che conserverebbero l’attuale normativa solo fino al prossimo rinnovo contrattuale; non si sa bene cosa poi si preveda, un altro comparto per le fondazioni al quale far accedere tutte le trasformazioni?
Né si comprende la collocazione degli attuali policlinici universitari che dovrebbero restare fuori dalla trasformazione (?) oppure consegniamo ai privati anche un pezzo importante del servizio sanitario nazionale?
E la proposta cisl di un comparto per i policlinici universitari è propedeutica a questa trasformazione o è un altro comparto separato?
Domande alle quali dovremo trovare la risposta.


2. RIDUZIONE DEGLI ORGANISMI COLLEGIALI E DUPLICAZIONE DI STRUTTURE (art.68):
un’operazione dal basso contenuto di risparmio, ma che ha la funzione di poter eliminare tutti gli organismi di controllo scomodi che sono stati costruiti e consente di ricondurre alle amministrazioni le funzioni di detti organismi; in pratica il controllato e il controllore sono la stessa cosa.


Non è un caso che i primi organismi che vengono aboliti sono il Commissariato per il contrasto della corruzione, e il commissariato per la lotta alla contraffazione. Si comprende subito dove si vuole arrivare a parare.

Ovviamente non si fa menzione alcuna del personale ad essi assegnato, se e come verrà ricollocato e dove.

3. RIDUZIONE DEGLI ASSETTI ORGANIZZATIVI (art.74):
è l’avvio di una profonda ristrutturazione della macchina statale e della sua presenza nei territori. La misura definisce i parametri generali e poi lascia alle singole amministrazioni la realizzazione del progetto. Una scelta che consente di portare a termine l’operazione in maniera frammentata, con toni bassi, come un normale atto amministrativo, rendendo difficile la mobilitazione unitaria dei dipendenti.


La riduzione degli uffici dirigenziali di livello generale del 20% e di quelli di livello non generale del 15% corrisponde a tagli di uffici e funzioni con riaccentramento delle stesse sul piano nazionale e regionale. Il ritrarsi dai territori comporta riduzione delle possibilità di accesso ai servizi pubblici e mobilità forzata per gli operatori e gli utenti.

La riduzione delle dotazioni organiche dirigenziali non esclude, però, la possibilità di immissione di nuovi dirigenti. Una apparente contraddizione che in realtà nasconde la volontà di una resa dei conti con una dirigenza pubblica ritenuta non più affidabile e la sua progressiva sostituzione con una nuova dirigenza tecnocratica e aziendalista.

La riduzione del 10% del personale con compiti logistico-strumentali è l’inizio del progetto di riaccorpamento delle funzioni in uffici polivalenti. La riduzione del 10% della spesa per il personale è stata contestata persino dalla Corte dei Conti, che ha evidenziato come i tagli lineari alla spesa pubblica si traducano in disservizi e rinvio di spesa ad esercizi successivi. Le forme di esercizio unitario di risorse umane previsto per le amministrazioni prelude alla esternalizzazione della gestione del personale, per ora, e successivamente al problema degli esuberi.

Le dotazioni organiche da prendere come riferimento sono quelle in atto al 30/06/08, compresi i precari oppure no? Le amministrazioni che non abbiano proceduto alla riduzione degli assetti organizzativi non possono fare assunzioni di nessun tipo. Una strada senza uscita.

In tutto questo progetto non appare chiaro il futuro dei dipendenti i cui uffici sono sottoposti a riduzione organizzativa e il dovere vedersela ente per ente, come sembra probabile, costituisce un problema in più da valutare.

4. SEMPLIFICAZIONI (in realtà TAGLI) (articoli 24-25-26-27-28-29-30-38):
un’accozzaglia di banalità come il taglia leggi o il taglia carta per arrivare in maniera discreta alla libertà di impresa con la fine dei controlli della P.A. sulle imprese nascenti. Una serie di funzioni di controllo della P.A. che vengono abolite o delegate ad agenzie esterne di carattere privato o autocertificate. Tutto questo in una condizione in cui, nonostante i controlli possibili, l’elusione delle norme di sicurezza da parte delle imprese stanno facendo strage di lavoratori in tutto il Paese.




PEGGIORAMENTO  DELLE CONDIZIONI DI VITA E DI LAVORO DEI DIPENDENTI PUBBLICI :

Oltre ai disagi individuabili all’interno dei processi di ristrutturazione, i dipendenti pubblici sono fatti oggetto di una serie di interventi mirati atti a peggiorare le già precarie condizioni di lavoro e di vita nei luoghi di lavoro.

1. ABOLIZIONE DEL DIVIETO DI CUMULO TRA PENSIONE E REDDITI DI LAVORO (art.19):
una misura apparentemente positiva, in realtà istituzionalizza il doppio lavoro. L’incompatibilità e il precedente divieto di cumulo hanno creato un area di lavoro nero, ora lo si istituzionalizza e lo si rende possibile.  Il punto successivo chiarisce il progetto che c’è dietro.


2. LAVORO FLESSIBILE NELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI (art.49):
il lavoro flessibile viene riconfermato come elemento determinante per garantire il funzionamento delle amministrazioni. L’aspetto innovativo è la barriera contro ogni possibilità di stabilizzazione dei precari così reclutati e, per impedire ogni possibilità di rivalsa, si precarizza anche la precarietà, mettendo limiti all’utilizzo dello stesso operatore.


3. ESCLUSIONE DAI TRATTAMENTI ECONOMICI AGGIUNTIVI PER INFERMITA’ DIPENDENTE DA CAUSA DI SERVIZIO (art.70):
è l’inizio delle penalizzazioni delle condizioni di salute. Il riconoscimento della causa di servizio certifica un danno subito a causa del lavoro, l’esclusione dai trattamenti aggiuntivi penalizza questa condizione. Siamo di fronte ad un vero e proprio tentativo di deterrenza per le richieste di eventuali cause di servizio.


4. ASSENZE PER MALATTIA E PERMESSI RETRIBUITI DEI DIPENDENTI DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE (art.71):
siamo alla definizione dello stato di malattia come elemento negativo da combattere per ridurre le assenze per il recupero del proprio stato di salute.


Il primo passo è l’introduzione per tutti della tassa sulla malattia, i primi 10 giorni di assenza per malattia produrranno un danno economico rilevante perché esclude il pagamento delle indennità aventi anche carattere fisso e continuativo. I risparmi così ottenuti vengono considerati economie di bilancio. Il mito della produttività produce questo.

Per un periodo superiore ai 10 giorni e comunque per ogni eventuale altro episodio nell’arco dell’anno solare occorre una certificazione di una struttura sanitaria pubblica. Quale sia la struttura sanitaria pubblica non è ancora dato di sapere e si prevede un circolare successiva. L’esautorazione del medico di base e l’accumulo di richieste di certificazione alle strutture pubbliche, prevedibilmente pronto soccorsi, sono una faccia della riforma della sanità che ci aspetta.

Le fasce orarie, a dispetto di fior di sentenze, sono state dilatate fino a trasformare lo stato di malattia in una sorta di arresti domiciliari con un’ora d’aria dalle 13 alle 14. Non solo il danno economico, si aggiunge anche la penalizzazione della condizione.

I permessi retribuiti possono essere usufruiti solo come permesso orario e non per l’intera giornata. Qualora questo sia previsto il permesso viene contabilizzato per il numero di ore che il dipendente avrebbe dovuto prestare in quella giornata. Vale a dire che i permessi retribuiti saranno calcolati in base alle ore che effettivamente si dovevano svolgere in quella giornata. 

Le assenze dal servizio per permesso retribuito non sono equiparati al servizio per la distribuzione dei fondi contrattuali. Ci sono delle eccezioni, ma nelle eccezioni non sono contemplati i permessi sindacali. Si applica anche per questi l’esclusione dai fondi e quindi da una parte del salario accessorio?

Come abbiamo più volte denunciato, la lotta ai fannulloni e l’attacco alle assenze, si traduce in una grave limitazione dei diritti dei dipendenti e una perdita secca in termini salariali.

5. PERSONALE PROSSIMO AL COMPIMENTO DEI LIMITI DI ETA’ PER IL COLLOCAMENTO A RIPOSO. (art.72):
un ammortizzatore sociale per favorire l’esodo di dipendenti dalla Pubblica Amministrazione. Rischia di avere un effetto devastante se si considerano alcune questioni, come l’età media dei dipendenti pubblici, che è 50 anni; è facile prevedere che con tale possibilità siano in molti a scegliere la fuga.


Se a questo si aggiunge l’abolizione del divieto di cumulo dei redditi da pensione e da lavoro, si aprono prospettive che possono essere appetibili per molti: percepire una, pur minima, pensione e sommarla ad un altro stipendio.
Se ci mettiamo anche il continuo invito a prolungare l’età pensionabile e i processi di ristrutturazione, il gioco è fatto. Di contro non si prevedono piani di assunzione per cui la riduzione di uffici e servizi diventa un elemento di evoluzione naturale.


6. RIDUZIONE DEGLI ORGANICI E AUMENTO DELLA FLESSIBILITA’ OPERATIVA:
La soluzione prospettata è chiara, si incentiva l’esodo dei dipendenti, non si stabilizzano i precari, non si fanno assunzioni. Considerato che siamo già fortemente sott’organico, la conseguenza prevedibile è un aumento dei carichi di lavoro ai quali si dà risposta riducendo i diritti di assentarsi dal lavoro per qualsiasi motivo, compresa la malattia.
Il tutto senza aumenti salariali, anzi, come vedremo in seguito, con una riduzione del salario accessorio.

TURN OVER (art.66):
le assunzioni ordinarie subiscono una forte limitazione introducendo l’ulteriore limite delle unità cessate. Si prevedono ulteriori assunzioni per il 2008 con un fondo di 75 milioni  (25 per il 2008 e 50 per il 2009) e si abroga l’analogo fondo previsto dalla finanziaria 2008 per il 2010.
Per il 2010 si riduce il turn over dal 60% al 20%, identica percentuale è prevista per il 2011.
Per il 2012 è previsto il 50% del turn over.
Le università vengono comprese nelle limitazioni all’utilizzo del turn over, è inoltre disposta la riduzione del fondo ordinario (FFO) di complessivi 455 milioni entro il 2013 (63,5 > 2009, 190 > 2010, 316 > 2011, 417 > 2012, 455 > 2013).
Per gli Enti Pubblici di Ricerca è previsto l’utilizzo del 100% del turn over per il triennio 2010-2012, sempre con il limite delle unità cessate. Non è chiaro per il 2009 se rimane la possibilità di utilizzare il 100% delle risorse del turn over o se vengono compresi nelle nuove limitazioni.
Lo sblocco completo delle assunzioni per tutta la Pubblica Amministrazione è rimandato al 2013.
Stabilizzazioni - Conferma della possibilità di utilizzare il 40% delle risorse liberate dal turn over per il 2008.
Riduzione al 10% per il 2009, riferito sempre alle unità cessate.
Per le Università le stabilizzazioni nell’anno 2009 devono essere comprese nella quota di turn over del 20% autorizzate per le assunzioni.
Per gli Enti di Ricerca permane il dubbio già espresso in precedenza.
Complessivamente c’è un pesantissimo intervento in materia di stabilizzazioni e di assunzioni ordinarie tutto mirato a ridurre la portata della già timida apertura realizzata dalla finanziaria 2007 (L.296/06).
Per quanto riguarda le stabilizzazioni dei contratti a tempo determinato, si considerano chiuse al 2009, come già anticipato nella circolare n.5 di Nicolais, con una consistente riduzione anche dei numeri previsti per quell’anno. Infatti oltre a ridurre le percentuali di turn over utilizzabili, si fa riferimento alle unità cessate e non alle risorse causando un’ulteriore riduzione.
Si lascia peraltro irrisolto il nodo del diritto individuale maturato da coloro in possesso dei requisiti stabiliti dalla legge e la proroga ex-lege dei contratti disposta dalla stessa legge e ribadita dalla Direttiva n.7 del 2007 del Ministro Nicolais.

Non si interviene sulle norme di stabilizzazione delle forme contrattuali diverse dai contratti a tempo determinato disposte dalla finanziaria 2008 (L.244/07) per le quali però si tiene fermo il DPCM necessario alla loro realizzazione, con la evidente volontà di farle cadere nel dimenticatoio.
L’intervento sulle false collaborazioni è del tutto inadeguato. Il limite di tre anni anche con forme contrattuali diverse non chiarisce che fine fanno coloro che lavorano negli enti da più di tre anni, con il rischio concreto che i lavoratori precari che in questi anni hanno consentito agli uffici di svolgere la loro funzione vengano licenziati. Anche perché, come già detto, non si da il via alle procedure di stabilizzazione per i contratti diversi dal tempo determinato.

Sulle assunzioni ordinarie si rimanda per lo sblocco al 2013, prevedendo per gli anni 2009-2012 limiti più bassi di quelli stabiliti in precedenza. Anche in questo caso, come per le stabilizzazioni, si riducono le percentuali di turn over utilizzabili e si fa riferimento alle unità cessate. In sostanza una ulteriore riduzione con ricadute pesantissime sugli organici già largamente sottodimensionati di tutte le amministrazioni pubbliche.

Pesante anche la riduzione del FFO degli atenei, funzionale alla privatizzazione prevista sempre nel decreto in questione.
 

FLESSIBILITA’ CONTRATTUALE E SALARIALE

Il ritorno allo strumento legislativo per definire la materia contrattuale dimostra come ci sia la volontà politica di esautorare ogni possibilità di intervento sindacale. Tale scelta diventa strategica per consentire la completa disfatta dei dipendenti pubblici/privati della possibilità di tutela sindacale.

1. CONTRATTAZIONE INTEGRATIVA E CONTROLLO DEI CONTRATTI NAZIONALI ED INTEGRATIVI (art. 67):
il taglio ai finanziamenti dei vari contratti è notevolmente oneroso e si colloca in ritardo colossale nei rinnovi. Nonostante il parlare di emergenza salariale, non solo non si aggiungono aumenti reali di salario prevedendo per il biennio 2008/09 l’aumento del 3,2%, ma si decurta quello già consolidato con la riduzione dei Fondi Unici del 10% rispetto ai tetti già bloccati del 2004, con una ripercussione sulla condizione economica dei dipendenti che ha dell’inverosimile in quanto si perdono, in alcuni casi, il corrispondente di 2, 3 o più rinnovi contrattuali.

Il taglio alle disposizioni speciali per alcuni comparti ha una effetto devastante con perdita di parti consistenti di salario. Il ruolo della Corte dei Conti diventa dirimente e la trasforma in un altro agente contrattuale senza obbligo di confronto. Senza il parere favorevole alla sottoscrizione del contratto, non solo non si può procedere, ma bisogna riaprire le trattative.

2. PROGRESSIONE TRIENNALE (art.69):
ci si predispone alla triennalizzazione del contratto, dando per assodato che non ci sarà confronto sul modello, ma verrà adottato quello di confindustria.


3. PART-TIME (art.73):
cessa di essere un diritto individuale e diventa una semplice concessione da parte delle amministrazioni e dalla quale diventa sempre più difficile tornare al tempo pieno.


Questi sono gli aspetti di più immediata lettura del decreto legge riguardanti direttamente il pubblico impiego. Una lettura completa del decreto consentirà di avere il quadro completo delle innovazioni anche sul piano sociale.

postato da: pietrodigennaro alle ore 20:37 | link | commenti (1)
categorie: societa, lavoro, sindacato, dignitĂ  e diritti
sabato, 28 giugno 2008

Economia & crisi globale + l'ossigeno di Tremonti + un vescovo di provincia

***


Lo start up del  genio Tremonti per lo sviluppo economico

il video della conferenza stampa


Mentre l'attenzione della pubblica opinione viene deviata dai media su disegni di legge che saranno discussi in parlamento e che daranno quindi vita ad forbite ma sterili chiacchiere tra maggioranza ed opposizioni piu' o meno strumentalmente di facciata, i fatti "veri" passano per decreto legge. Lo stesso Veltroni vaneggia facendo credere che il governo non si stia occupando del problema vero del paese: l'economia. Bastano pochi articoli del


per comprendere come, invece,  il governo opera e costruisce nuova ricchezza per i soliti noti: altro che Robin Hood.
Lo "startup" per esempio, l'
Art.3, è fenomenale nella sua semplicità: "Le plusvalenze ... derivanti dalla  cessione di partecipazioni al capitale in societaĚ€... non concorrono alla formazione del reddito imponibile (quindi non tassabili, ndr)..." Il lucroso affare del gioco delle scatole cinesi diventa legale per decreto legge. L'Art.4 (Strumenti innovativi di investimento) autorizza per decreto legge la costituzione di fondi di investimento per ridare "prodotti certificati" da dare in pasto al mercato delle speculazioni finanziare che attraversa una profonda crisi di liquidità e soprattutto di credibilità (Draghi dice che è una crisi globale): "Per lo sviluppo di programmi di investimento destinati alla realizzazione di iniziative  produttive con elevato contenuto di innovazione, anche consentendo il coinvolgimento degli  apporti dei soggetti pubblici e privati operanti nel territorio di riferimento, e la valorizzazione  delle risorse finanziarie destinate allo scopo, anche derivanti da cofinanziamenti europei ed  internazionali, possono essere costituiti appositi fondi di investimento con la partecipazione di  investitori pubblici e privati, articolati in un sistema integrato tra fondi di livello nazionale e  rete di fondi locali...". L'Art.6 (Sostegno all’internazionalizzazione delle imprese) prevede un aiuto finanziario diretto per le delocalizzazioni all'estero delle imprese.
L'Art.11  (Piano Casa)  inizia con un nobilissimo obiettivo, "Al fine di superare in maniera organica e strutturale il disagio sociale e il degrado urbano derivante  dai fenomeni di alta tensione abitativa", per centrare la solita costruzione di strumenti finanziari: "... costituzione di fondi immobiliari destinati alla valorizzazione e all’incremento dell’offerta  abitativa, ovvero alla promozione di strumenti finanziari immobiliari innovativi e con la partecipazione di  altri soggetti pubblici o privati, articolati anche in un sistema integrato nazionale e locale, per l’acquisizione  e la realizzazione di immobili per l’edilizia residenziale ..."
Con l'Art.13  (Misure per valorizzare il patrimonio residenziale pubblico) la procedura di vendita della casa popolare all'occupante (attraverso mutui bancari, ovviamente) diventa un'opportunità di incontro affaristico tra pubblico (leggi politici) e privato: "... puoĚ€ essere  prevista la facoltaĚ€ per le amministrazioni regionali e locali di stipulare convenzioni con societaĚ€ di settore  per lo svolgimento delle attivitaĚ€ strumentali alla vendita dei singoli beni immobili.
"   ... etc ... etc ... poi l'energia nucleare, le Fondazioni universitarie e la soppressione  (art.68) dell'  - Alto Commissario per la prevenzione ed il contrasto della corruzione e delle altre forme di illecito all’interno della pubblica amministrazione !!!

uomo_napoli

ma se il sistema oconomico crolla nei prossimi mesi ...
tutti nella foresta di sherwood
?

I sei mesi decisivi di Maurizio Blondet

Il semestre da luglio a dicembre 2008 sarà, per il pianeta, il tuffo nella fase d’impatto della crisi sistemica globale. E’ «l’alerte» lanciata dal Gruppo francese di analisi  Europe 20/20 (1).

facilmente prevedibile uno stato d'eccezione

Carl Schmitt alle vongole di Maurizio Blondet    


"Comunque sia, allacciate le cinture: si ballerà molto.
Il periodo è «interessante», la terra che abbiamo davanti, incognita.
Con uno stato d’eccezione, si sa come si comincia, ma non dove si finisce.
Come diceva Lenin: «Una rivoluzione senza plotoni d’esecuzione, è priva di senso». Tutto sta a vedere chi ci finirà davanti. E sarà un plotone di veline?



***
salerno2
Salerno: una diocesi senza pace e un vescovo con troppe croci


"E’ domenica e l’arcivescovo di Salerno ha scelto una chiesa di campagna per dire messa. La chiesa di San Luigi, nel comune di Mercato San Severino, venti chilometri a nord del capoluogo. Monsignor Gerardo Pierro ha il volto del curato di campagna. Piega le mani, poi le unisce e le indirizza a Cristo: “Beati i perseguitati dalla giustizia. E’ loro il Regno dei cieli”. Non invoca la preghiera dei fedeli per il corpo di Berlusconi ma per il proprio, trafitto oramai da una sequela piuttosto terrificante di accuse che fanno di questa diocesi, periferia di Roma, terreno di uno scontro che varca e di molto i confini dello spirito. Nel rosario dei reati supposti e temuti, denunciati o solo ventilati, non manca nulla: truffa, aggravata e non, pratiche ai confini dell’usura, investimenti finanziari ai limiti della legge, lottizzazioni più o meno abusive, pratiche religiose tra lo scabroso e il noir. I soldi, puliti o anche sporcati da menti criminose, stanno facendo affondare tutta la Diocesi nella vergogna di essere raccontata più dai fascicoli processuali che dalle sue opere di bene."

domenica, 22 giugno 2008

manifestare ... manifestare ... manifestare

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21 giugno 2008 - Il Manifesto

SINDACATI DI BASE
Migliaia in piazza a difesa dei diritti

Oltre venti manifestazioni in tutta Italia, e migliaia di lavoratori in piazza per dire un sonoro «no» alle politiche del governo. Ma non solo. Nella giornata nazionale di mobilitazione indetta dai sindacati di base (RdB Cub, Cobas e SdL) a sostegno della piattaforma unitaria deliberata lo scorso maggio, i lavoratori hanno chiesto più salario, sicurezza sul lavoro, lotta alla precarietà, e democrazia sindacale. A Roma, 2 mila lavoratrici e lavoratori pubblici, con una grande partecipazione tra i comparti dell'università e della ricerca, hanno manifestato davanti alla sede del ministero della funzione pubblica, per ribadire il «totale dissenso con la visione espressa dal ministro Brunetta»: «L'aumento della qualità deriva da uno stop netto alle esternalizzazioni e agli appalti, mentre è inaccettabile mandare a casa migliaia di precari che per anni hanno garantito il funzionamento di tanti servizi». Il ministero ha poi ricevuto una delegazione sindacale, assumendo l'impegno ad aprire un tavolo per affrontare il problema dei precari. Un'altra delegazione è stata ricevuta a palazzo Chigi: i sindacati hanno consegnato la piattaforma unitaria e chiesto un tavolo permanente di consultazione. Ora il sindacalismo di base annuncia un grande sciopero generale in autunno, a sostegno della piattaforma unitaria.

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giovedì, 19 giugno 2008

UNIVERSITĂ€ E RICERCA:


CONTRATTO ANCORA BLOCCATO,
RDB-CUB P.I. SCIOPERA IL 20 GIUGNO

ScioperoUniversita
 
I due Comparti del P.I. in piazza per la giornata di mobilitazione nazionale
indetta dal sindacalismo di base
 
 
Mentre il Ministro Brunetta annuncia che il rinnovo contrattuale del secondo biennio economico 2008-2009 non è una certezza per i lavoratori del Pubblico Impiego, i Comparti Università e Ricerca ancora stanno aspettando il rinnovo del contratto normativo 2006-2009 e del primo biennio economico 2006-2007.
 
“Partirei da questo dato per smontare la tesi dei fannulloni che il Governo sta portando avanti, mistificando palesemente la realtà che invece è fatta di lavoratori costretti a sopperire alla mancanza di organizzazione sui posti di lavoro, mal pagati, e che devono aspettare oltre due anni e mezzo per farsi rinnovare il Contratto”, esordisce Claudio Argentini, vice segretario nazionale di USI/RdB Ricerca. “Evidentemente Università e Ricerca per il Governo non sono importanti se è vero, come è vero, che nell’ambito dei settori della conoscenza arrivano buon ultimi dopo che la Scuola ha rinnovato con largo anticipo.”
Le problematiche che presentano i due settori sono tante: “Nella Ricerca i nodi dell’anzianità pregressa dei precari e il sottoinquadramento sono estremamente delicati e richiedono tempo -  continua Argentini - per questo avevamo chiesto di chiudere il rinnovo economico per poi poterci dedicare alla parte normativa con tutta la calma necessaria. Invece la trattativa continua ad andare a rilento, non si affrontano i problemi, e i lavoratori stanno aspettando da 30 mesi gli aumenti salariali.”
 
“Nelle Università – interviene Orazio Maccarone della RdB-CUB Università – siamo alla commedia degli errori. Grazie alla nostra azione al tavolo è emerso da tempo un percorso e una bozza di accordo possibile, ma da un mese, anche a causa dei tavoli separati voluti da Cgil-Cisl-Uil,  il confronto si è bloccato impedendo di arrivare a conclusione di un contratto dal quale ci aspettiamo un riequilibrio rispetto allo strapotere che l’autonomia ha dato in mano al corpo docente, con la conseguente penalizzazione del personale tecnico-amministrativo”, conclude Maccarone.
 
Il 20 giugno nei due Comparti l’USI-RdB Ricerca e RdB-CUB Università hanno proclamato due ore di sciopero a sostegno della vertenza contrattuale e delle richieste presentate ai tavoli, e aderiscono alla giornata nazionale di mobilitazione del sindacalismo base scendendo in piazza nelle iniziative che si terranno nelle principali città italiane. In particolare saranno a Roma, davanti al Ministero della Funzione Pubblica, contro il piano di Brunetta, per il rilancio della Pubblica Amministrazione e per la stabilizzazione dei lavoratori precari.

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Cub   -  Confederazione Cobas   -  SdL intercategoriale
 
20 GIUGNO  GIORNATA DI MOBILITAZIONE NAZIONALE IN PIAZZA CONTRO L'ARROGANZA PADRONALE E GOVERNATIVA PER IL SALARIO, LA SICUREZZA SUL LAVORO, LA CONTINUITA' DEL REDDITO, CONTRO LA PRECARIETA'

Venerdì 20 giugno il sindacalismo di base si mobilita in tutto il paese per rivendicare: forti aumenti per salari e pensioni; sicurezza nei luoghi di lavoro e sanzioni penali per chi provoca infortuni
gravi; difesa di veri contratti nazionali a favore dei lavoratori/trici; abolizione delle leggi Treu e 30; ripristino della scala mobile; difesa della pensione pubblica e no allo scippo del TFR; contro la precarietà lavorativa e sociale, per la garanzia del reddito; no alla detassazione degli straordinari; contro il razzismo e la xenofobia, uguali diritti per stanziali e migranti; basta con il monopolio della casta Cgil-Cisl-Uil sui diritti sindacali; per pari diritti per tutte le organizzazioni dei lavoratori/trici, restituire ai salariati il potere decisionale.
 
postato da: pietrodigennaro alle ore 11:56 | link | commenti
categorie: politica, societa, lavoro, sindacato, dignitĂ  e diritti
venerdì, 13 giugno 2008

... grazie Irlanda !!!


Trattato di Lisbona, "no" irlandese


Perché no al trattato di Lisbona
"E’ la forma più assoluta di totalitarismo"

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giovedì, 12 giugno 2008

... comunicati dalla Federazione Nazionale ...

rdbANCHE I “FANNULLONI” MUOIONO

 ASSASSINII SUL LAVORO CONSEGUENZANEFASTA DI UNA POLITICA DI TAGLI

La tragica realtà degli innumerevoli omicidi sul lavoro come quello avvenuto in provincia di Catania, che vede la morte di quattro operai dipendenti del Comune di Mineo e due di una ditta in appalto, di cui uno al nero, è il frutto di una politica di tagli  che colpisce sia il settore pubblico che quello privato.

Infatti mentre nel privato si risparmia proprio sulle risorse da destinare alla sicurezza, nel settore Pubblico il Ministro Brunetta intende continuare a procedere sulla  strada dei tagli alle strutture per lÂ’'espletamento dei servizi pubblici, che includono  anche quelli di controllo sulla sicurezza come lÂ’'Ispettorato del lavoro, lÂ’'INAIL, l'Â’INPS,  le ASL, i Vigili del Fuoco.

Così, mentre i lavoratori pubblici vengono esposti ad una gogna mediatica che li indica come i responsabili dellÂ’'inefficienza e dell'Â’arretratezza del paese, in una artificiosa contrapposizione con i lavoratori del privato, troppo spesso i “fannulloni” vengono costretti ad arrabattarsi per svolgere le proprie funzioni, mettendo a rischio anche la vita. Risulta infatti che uno dei dipendenti comunali morto a Mineo fosse proprio un responsabile della sicurezza della struttura, rientrato dalle ferie appositamente per seguire lÂ’'operazione di manutenzione dell'Â’impianto di depurazione. Da questa guerra che continua a seminare cadaveri lo Stato non può battere in ritirata:  fra i suoi doveri cÂ’'è quello di mettere i lavoratori nelle condizioni di poter svolgere il proprio operato con sicurezza e dignità, impegnando risorse ed applicando severamente le normative, anche quando vanno a toccare gli interessi padronali.

rdb  PREVIDENZA PUBBLICA:
BRUNETTA NON INNOVA, DEMOLISCE


Il neo Ministro per la Funzione Pubblica Renato Brunetta sta dimostrando di non conoscere quella Pubblica Amministrazione che dichiara di voler innovare. Il 27 maggio scorso, allÂ’'emittente La7, ha affermato che lÂ’'INPS affida la liquidazione di parte delle pensioni ad un service esterno con una produttività di sei volte superiore a quella dei dipendenti dell'Â’Istituto previdenziale. Si tratta di una affermazione assolutamente infondata.
Il 10 giugno, intervenendo ad un convegno sull'Â’innovazione, ha poi annunciato che presto sarà possibile riscuotere le pensioni e versare contributi presso le “reti amiche” - formate da farmacie, carabinieri, tabaccherie ed altri esercizi commerciali - con le quali intende superare lÂ’'inefficienza della Pubblica Amministrazione. Tuttavia il Ministro sembra ignorare che attualmente la riscossione delle prestazioni pensionistiche ed il pagamento dei contributi sono effettuati presso banche ed uffici postali, soggetti privati non appartenenti alla Pubblica Amministrazione.

“Brunetta probabilmente ha sentito vagamente parlare della rete delle Pubbliche Amministrazioni, un progetto dello scomparso Gianni Billia, e lo ha editato nuovamente a propria immagine e somiglianza ipotizzando che in futuro le pensioni pubbliche possano essere liquidate dal salumiere e riscosse dal tabaccaio, magari sotto forma di gratta e vinci”, dichiara Luigi Romagnoli delle RdB-CUB INPS.

“Ormai si è ampiamente compreso che lÂ’'intenzione di questo governo sia quella non di riformare ma di liquidare la Pubblica Amministrazione. La RdB-CUB, insieme ai lavoratori, cercherà in tutti i modi di impedirlo. La giornata di mobilitazione del 20 giugno è una prima occasione per respingere al mittente i farneticanti progetti sul pubblico impiego”, conclude il dirigente RdB-CUB P.I.


giovedì, 29 maggio 2008

MA QUALI FANNULLONI, E’ IN ATTO UN ATTACCO ALLA DIGNITA’ DEI PUBBLICI DIPENDENTI!



sanita2Le continue campagne diffamatorie nei confronti dei dipendenti pubblici additati al pubblico ludibrio, nascondono in realtà una volontà politica “liquidatoria” della pubblica amministrazione, delle sue funzioni e dei servizi che garantisce alla collettività.

Additare allo scandalo poche decine di casi clamorosi, peraltro sanzionabili e sanzionati da magistratura e dirigenza, come elemento di valutazione generale  di oltre 3.500.000 dipendenti pubblici che LAVORANO:

In condizioni di sott’organico ormai strutturale grazie ai ripetuti blocchi di assunzioni e turn over.

Sprovvisti dei più elementari strumenti di lavoro, come carta, fotocopiatrici, garze, siringhe…

Con procedure e regolamenti che, qualora  applicati alla lettera, paralizzerebbero la pubblica amministrazione, tanto che la loro applicazione “alla lettera” è considerata forma di lotta.

Con una normativa di legge disparata, ripetitiva e sovrabbondante.

Assumendosi la responsabilità di operare fuori dai regolamenti e dalle proprie mansioni per garantire servizi a quella stessa utenza che viene loro scagliata contro attraverso le campagne diffamatorie ed i disservizi strutturali attribuiti invece ai dipendenti.

Con carichi di lavoro spesso insopportabili, organizzazione del lavoro improvvisata e salari vicini alla soglia di povertà.

Tutto  questo senza voler incidere, viceversa su una reale razionalizzazione delle spese finalizzata ad offrire servizi migliori. Per far questo bisogna intervenire su:

Consulenze faraoniche e inutili o addirittura dannose.

Appalti fuori controllo e senza verifica della qualità delle prestazioni erogate.

Esternalizzazioni di intere funzioni pubbliche e servizi senza possibilità di verifica qualitativa e di costo reale e non solo formale.

Acquisti di pessima qualità e convenienti solo per chi vende.

Tutto questo non può essere solo frutto di  cecità o stupidità: sotto c’è qualcos’altro, come denunciamo ormai da anni.

logordbQual è il vero obiettivo di questi professionisti della denigrazione del pubblico dipendente,  ormai  diventato un vero e proprio ceto intellettuale, che si autoalimenta anche in termini di guadagni sostanziosi? Perché in questo Paese denunciare come funziona la pubblica amministrazione è oggetto di procedimento disciplinare e denuncia per diffamazione e lesione di immagine, se a denunciare è un dipendente pubblico, mentre diffamare, senza prova alcuna, 3.500.000 dipendenti pubblici non comporta alcun reato ?

E’ un principio strano per chi si propone come riformatore!
 
È ormai giunta l’ora di scoprire le carte e passare dagli insulti alle verifiche, dalle parole alle intenzioni reali  denunciando  QUAL’E’ IL VERO MODELLO DI AMMINISTRAZIONE PUBBLICA CHE HANNO IN MENTE. Perché è ora che tutti comprendano dove ci porta la strategia adottata fin qui: siamo stanchi di offese e parole. Gli interventi frammentari adottati finora sull’onda degli umori di un’ opinione pubblica ingannevolmente orientata, hanno ulteriormente peggiorato la condizione lavorativa, umana e professionale dei dipendenti pubblici.

Alle giuste istanze avanzate si risponde con inasprimento dei codici disciplinari, con il mito del licenziamento facile, e con la grande intuizione della produttività come parametro di valutazione funzionale. È tempo di dire  PER FARE COSA BISOGNA ESSERE PRODUTTIVI, QUAL’E’ L’OBIETTIVO E LA MISSION CHE SI VUOLE RISERVARE ALLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE ‘

bandieraNella realtà, senza chiarezza  rispetto al  modello e alla strategia, il mito della produttività serve solo a nascondere una feroce flessibilità lavorativa, professionale, contrattuale, salariale, normativa. Vale a dire rendere precarie le condizioni di vita e di lavoro dei dipendenti pubblici e diminuire i servizi forniti ai cittadini.

L’attacco alla nostra Organizzazione definita conservatrice è sintomatico, perché  siamo il sindacato indipendente che non rinuncia al proprio ruolo di difesa dei lavoratori.

SIAMO CONSERVATORI, CONSERVATORI DELLA DIGNITA’, DELLE GARANZIE, DEL SALARIO, DEL RUOLO SOCIALE, DELLA PROFESSIONALITA’ DEI DIPENDENTI PUBBLICI; CONSERVATORI DELLE FUNZIONI E DELLE GARANZIE CHE UNA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE EFFICIENTE DEVE FORNIRE ALLA COLLETTIVITA’.

Abbiamo sempre lottato per una pubblica amministrazione efficiente, ma non efficientista, perché abbiamo un’idea di ruolo e funzione della pubblica amministrazione come elemento di garanzia dello stato sociale, dei diritti universali e collettivi, delle funzioni sociali dello Stato.

Se la colpa di quanto non va viene attribuita ad una dirigenza inefficiente, si abbia  il coraggio di portare questa critica fino in fondo:

LA VERA DIRIGENZA DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE (ATTRAVERSO LEGGI, REGOLAMENTI, DISPOSIZIONI) E’ QUELLA STESSA CLASSE POLITICA CHE OGGI DISCONOSCE IL PROPRIO OPERATO TENTANDO DI DARE LA RESPONSABILITA’ AI DIPENDENTI PUBBLICI.

Non è difficile pensare che non possiamo accettare tutto questo e lo dimostreremo, come sempre!

PREPARIAMO UNA GIORNATA NAZIONALE DI MOBILITAZIONE DEL PUBBLICO IMPIEGO NEL MESE DI GIUGNO.

postato da: pietrodigennaro alle ore 21:23 |