“L’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande sono gli orizzonti che si fondono nell’eccellenza della ricerca scientifica come limiti impropri che confinano ogni realtà tangibile, ogni progresso”.
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«Nel giornalismo economico italiano i giudizi positivi, i toni entusiastici e gli apprezzamenti immotivati si sprecano. Ciò riguarda soprattutto il risparmio gestito e la previdenza integrativa, ma non solo. Si veda il mio articolo "Abbagli di stampa sul caso Italease" a pag. 1 e 7 di Libero Mercato di oggi venerdì 19 ottobre 2007, che riporta alcune valutazioni sulla banca Italease, arrivata poi a un passo dal fallimento.
Con l'occasione segnalo nella mia pagina web www.beppescienza.it anche l'articolo su Libero Mercato del 2-10-2007 (pag. 1 e 5) «Metamorfosi Boeri: da divino a indovino», a prosecuzione del cap. 18 de "La pensione tradita" intitolato «Le verità assolute di Tito Boeri e LaVoce», con alcuni commenti sul suddetto, che ricorda l'indovino Tiresia, perché afferma di conoscere il futuro, ma mostra di non vedere il presente (e il passato prossimo).»

ALCUNE RECENSIONI DEL TRATTATO DI LUCIANO VASAPOLLO
di Francesco Piccioni *
Se, sul piano globale, gli operai calano di dieci o venti milioni di unità, mentre Cina e India mettono in fabbrica tra i duecento e i trecento milioni di nuovi operai, il lavoro «materiale» è aumentato o diminuito?
La risposta è semplice, ma le teorie di moda preferiscono fare i conti col solo cortile di casa (questo pezzetto d'Occidente) e strologare di cambiamenti «epocali» e universali restringendo al massimo la lente di ingrandimento.
Beninteso, senza mai fornire alcuna «misura» dei fenomeni che si pretende di interpretare.
La ponderosa fatica di Luciano Vasapollo e dei suoi colleghi-compagni ispanoamericani ha invece il merito di affrontare questa realtà come un unicum, al cui interno esiste un'ovvia ma articolatissima divisione internazionale del lavoro, che dà perciò conto tanto delle novità (l'«economia della conoscenza») quanto delle moltiplicantesi persistenze (il fabbrichismo fordista, solo in parte delocalizzato nel terzo mondo).
Ricostruendo il quadro delle trasformazioni degli ultimi 50 anni, su scala globale, diventano allora comprensibili fenomeni che hanno disorientato tanta intellighenzia (e classe politica) di sinistra convincendola che «certi strumenti non funzionano più».
Un esempio: negli ultimi 25 anni i tassi di interesse (cominciò Reagan) sono stati costantemente superiori ai tassi di inflazione. Un «intervento dirigistico» («politico») ha perciò consentito un costante e massiccio spostamento di capitali dalla produzione (e perciò anche dai salari) alla finanza (e alle relative rendite).
Sono stati così ingigantite le armi della globalizzazione finanziaria, usate nella competizione mondiale, che hanno permesso la «sussunzione» di interi universi di forme economiche preesistenti (l'ex impero sovietico, Cina, India, Sudamerica) e imposto un'articolazione produttiva sovranazionale che ha schiantato molti degli strumenti di politica economica statuale. Sostituiti dal crescente potere di organismi sovranazionali formalmente «tecnici» (Wto, Fmi, Banca mondiale, Ue), in realtà funzionanti come meta-stato a livello planetario.
Forte delle collaborazioni di economisti non-europei, Vasapollo riesce perciò a coniugare una lettura dei processi dichiaratamente marxiana con lo studio dettagliato (per quanto si può all'interno di un «trattato» destinato a studenti universitari) e quantitativo dei fenomeni stessi. Impossibile dar conto delle tante questioni rilevanti affrontate nelle quasi 500 pagine (formato A4!), ma una certamente merita di essere citata per la sua attualità.
E' il fenomeno della crescente dicotomia tra economia reale e finanziarizzazione, che comporta l'imporsi di una visione (e relativa ideologia) che sottovaluta processi e trasformazioni sociali concrete. In cui si può vedere il differente «modello di accumulazione» che distingue il profitto «a mezzo di produzione-circolazione-vendita» (non importa, capitalisticamente, che le merci siano «consumate», ma solo che siano vendute) e il profitto «a mezzo di moneta».
Solo quando prevale - come oggi - quest'ultimo prende forza l'illusione che la ricchezza generi di per sé altra ricchezza. Illusione che colpisce non solo gli imprenditori «fannulloni», ma anche quella sinistra che si adagia nella convinzione che ci sia ormai solo un problema di «giusta redistribuzione».
Luciano Vasapollo,
Trattato di economia applicata. Analisi critica della mondializzazione capitalista, Jaca Book.
Nel suo ultimo libro Luciano Vasapollo offre materiale di discussione per analizzare la dottrina del capitale statunitense favorevole ad un conflitto preventivo mondiale e per capire la prima crisi della globalizzazione liberista
Partire da Marx per comprendere le guerre contemporanee
Giovanni Russo Spena
Luciano Vasapollo, che ha alle spalle molti lavori scientifici, ci offre nella sua ultima opera, Trattato di economia applicata, (Jaca Book, pp. 528, euro 52,00), una rilettura e una risistemazione teorica, economica, sociale e politica. Un'opera completa e complessa che non esaurisce il suo interesse nell'analisi; ma che è anche guida all'azione nella critica dell'economia politica dello sviluppo capitalistico odierno. Questo assunto è evidente soprattutto nell'ultimo capitolo del trattato in cui Vasapollo si chiede se e come si arriverà a stabilire una nuova articolazione politica di gruppo e classi sociali intorno ad una "proposta di sviluppo alternativo", mentre il neoliberismo "comincia ad esaurire il suo tempo". Il sistema capitalistico deve essere superato, ma ciò non è legato meccanicisticamente all'azione della legge della caduta tendenziale del saggio di profitto. Vi è, infatti, una "tendenza reazionaria determinata dal suo essere sociale conflittuale al lavoro". Siamo, infatti, al passaggio da un sistema politico che già era caratterizzato da una democrazia autoritaria, centrata sulla guerra imperiale e sul protezionismo di guerra, ad un sistema che si basa sempre più su strutture, su comitati di affari ademocratici, cioè su un sistema che considera la democrazia una variabile dipendente. La base di questa involuzione è, appunto, marxianamente, materiale; la condizione, cioè, dell'economia chiamata mondializzazione capitalista. Dove vi è un intreccio tra continuità, nella formazione economico-sociale e discontinuità nelle forme di organizzazione. Vasapollo ritiene che una strategia possibile di alternativa al capitalismo possa crescere solo all'interno di una ricerca, di uno studio sull'attuale fase della mondializzazione capitalistica «con la cassetta degli attrezzi di Marx, dalla teoria del valore e le sue implicazioni con la teoria dello sfruttamento, all'analisi di classe e del conflitto capitale/ lavoro per giungere ad una attualizzazione dell'intero impianto scientifico dell'analisi marxiana e degli studi marxisti». E' questo il fondamento di una politica basata sul terreno di una strategia possibile per l'alternativa al capitalismo. Voglio citare, perché è un tema trattato con particolare profondità, un tratto fondamentale della parte prima dell'analisi. Vasapollo - come ricorda Hosea Jaffe nella presentazione - indica l'elemento coloniale nella genesi storica del modo di produzione capitalista. Egli cita Marx che scrisse, due anni prima del Manifesto Comunista : «è la schiavitù che ha dato valore alle colonie, sono le colonie che hanno creato il commercio mondiale ed il commercio mondiale è la condizione necessaria per l'industria meccanizzata di vasta scala…senza la schiavitù il Nord America, la nazione più progressista, si sarebbe trasformata in un paese patriarcale». L'alba della produzione capitalistica è stata segnata da schiavitù, saccheggi, genocidi che hanno costituito il tratto feroce della borghesia in ascesa che faceva della scoperta dell'America, della circumnavigazione dell'Africa, del mercato delle Indie orientali e della Cina terreni «dell'elemento rivoluzionario entro la società feudale che veniva distrutta». La ferocia di questa accumulazione primitiva segna l'identità del "colonialismo capitalista", che non può essere ingabbiato sul terreno del "socialismo eurocentrico". Come dice Jaffe, Vasapollo ha il merito di ri-sviluppare l'originale tesi di Marx in relazione alla reale genesi storica del sistema capitalista: in particolare è stata la «lotta di classe tra la borghesia in ascesa e i feudatari» o la ferocia «conquista dell'America» Non a caso, conseguentemente, quando espone la sua tesi "sulla crisi", e cioè che le crisi economiche sono inevitabili nel capitalismo (è la tesi marxista), Vasapollo dà rilievo, fra le cause, in un periodo storicamente importante, alla rottura dello "scambio ineguale" a causa delle rivoluzioni sociali nel Terzo Mondo. Forse, per comprendere le guerre contemporanee, per analizzare le radici strutturali della "dottrina" del capitale statunitense della guerra preventiva globale e per comprendere la crisi (che è in atto) della prima fase della globalizzazione liberista, questo libro offre materiali di discussione, certo contestabili, ma organici e animati da un preciso punto di vista: la competizione tra i monopoli Ue, Usa, asiatici è la principale caratteristica della "globalizzazione"; le guerre mondiali interimperialiste diventano la sola possibile soluzione delle grandi crisi.
Liberazione del 27 luglio 2007
Lo hanno scritto e denunciato i Senatori della Repubblica Salvi e Villone nel meno amato bestseller politico del 2006: Il costo della democrazia (edizioni Mondadori non a caso). Il caso Salerno è sempre più emblematico e prova storica dell’affermazione dell’interesse corporativo di poche persone sull’interesse generale che la politica di un partito dovrebbe saper rappresentare. Il gruppo consiliare della Margherita condanna se stesso quando definisce individualistico il voto contrario del consigliere Andria (pur sempre eurodeputato e dirigente nazionale del fiorellino). Le valutazioni di merito e di metodo sul bilancio preventivo 2007 del Comune di Salerno, espresse da chi ha ricevuto il 43% delle preferenze dell’elettorato salernitano, è il tentativo di alzare il prezzo politico della necessaria, desiderata e scontata entrata in giunta del suo partito. Un prezzo dettato dal fondamentale e legittimo desiderio di porsi come amministratori integranti, non certo vassalli, nella frenesia manageriale e decisionista del Sindaco De Luca. Questo è quello che gli elettori di un partito si aspetterebbero al di là di ogni questione morale, ormai unico baluardo alla spaventosa riduzione di responsabilità penale degli amministratori pubblici, aperta con la legge n.20 del 1994 e definitivamente azzerata nella legge n.639 del 1996 (Villone & Salvi docet). Non deve essere questo un pilastro della formale e già paventata convergenza programmatica? Questo è quello che tristemente e in un silenzio assordante, viene sistematicamente escluso da ogni dibattito pubblico, ufficiale ed ufficioso: tutte le altre forze politiche, sul territorio, dall’Italia dei Valori ai compagni radicali, liberali, socialisti e comunisti, hanno smesso, con la campagna elettorale, di parlare alla gente di quello che la “politica” farà nelle loro vite e alla loro città. Meglio sarebbe dire: la gente serve solo per il voto, il resto lo farà De Luca. La politica e i partiti vanno in frantumi perché conta solo l’appartenenza al singolo leader che come Mastella, senza vergogna e in modo spudorato, ha detto in TV: “è feudatario di se stesso e deve poi rispondere a tutti gli altri feudatari di loro stessi che sono gli assessori regionali, quelli provinciali e comunali”. Siamo entrati nell’era moderna del medioevo politico ma sebbene non riusciamo ad illuderci di poter compiutamente partecipare alla vostra politica, lasciateci almeno leggere gli atti formali. Il dissenso nel merito e nel metodo dell’onorevole Andria ci piacerebbe leggerlo online, come online ci piacerebbe vedere pubblicato il bilancio di previsione approvato, lasciando ai cittadini l’ardire di approfondire un documento cosi importante quanto strumentalizzato e nascosto da tutti quei partiti che non ne fanno confronto e comprensione pubblica. Forse la vera domanda è: ne sarebbero capaci? La risposta, purtroppo, non è solo un costo per la democrazia.




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Più di un bel libro, un libro necessario. Più di un messaggio profondo, un messaggio da urlare. Più di tante grandi verità, la verità che sappiamo di scegliere senza rimandare. Più di un viaggio nel irrazionale e nel razionale dell'uomo di ieri e di oggi, il viaggio che ognuno di noi deve intraprendere.
GOMORRA
viaggio nell'impero economico e nel sogno di dominio della camorra
di Roberto Saviano
"...l'errore più grave che si fà quando si osserva il fenomeno camorra e quello di considerarlo un fenomeno criminale quando invece è un fenomeno di potere dove l'aspetto criminale e solo uno de gli aspetti "
"Roberto Saviano è come un certo mohicano, e non lo dico per la foto lombrosiana che qui pubblico: è l'ultimo dei giornalisti. La sua scrittura è allucinatamente realistica e sconvolgente, ma la materia di cui tratta lo è ancor più." (leggi da www.miserabili.com : Scampia Erzegovina)