PIETRO DI GENNARO

... one of the rest of us ... questo blog e' la piazza virtuale del disagio, delle rivendicazioni e delle proposte sindacali e politiche. Il luogo del ragionamento, delle idee e delle denunce per la difesa dei diritti e della dignita' dei lavoratori e dei cittadini.


firma la petizione online per ridare agli italiani la pensione retributiva
Caparezza Eroe
(storia di Luigi delle Bicocche)
le dimensioni del mio caos

Economia

Euribor

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Operaio informatico dalla prima metà degli anni 80’ ad oggi, è nato nel 1966 a Salerno. Dal 1999 è assistente tecnico presso il Dipartimento di Fisica “E.R. Caianiello” dell’Università degli Studi di Salerno. Da oltre 20 anni segue e lavora con passione su prodotti e tecnologie di Apple Computer, con particolare attenzione agli sviluppi dei sistemi informativi in ambito collaborativo di workgroup locale e geografico. Dal 1996 al 1999 collabora con il mensile “Applicando” (rivista specializzata di informatica per Macintosh) del gruppo editoriale JCE di Milano con articoli dedicati al networking (TCP/IP, ISDN e linee dedicate, FastEthernet, videoconferenza, Internet, etc...). Dal 1997 al 1999 è amministratore di sistema presso l’I.I.A.S.S (Istituto Internazionale per gli Alti Studi Scientifici) di Vietri sul Mare (SA). Dal 2004 è sindacalista delle RdB-CUB Pubblico Impiego. Interessandosi di diritto alla salute nel lavoro, nel 2006 si avvicina alle nanotecnologie aderendo alle campagne “ferramenta ambulante” e “ricerca imbavagliata” di Beppe Grillo che oggi critica sostenendo la necessità di ricerche pubbliche concorrenti contro ogni possibile conflitto d’interesse privato.
“L’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande sono gli orizzonti che si fondono nell’eccellenza della ricerca scientifica come limiti impropri che confinano ogni realtà tangibile, ogni progresso”.
Pietro Di Gennaro
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domenica, 09 dicembre 2007

... la ragazza del secolo scorso ...


[...] "E' vero, si sarebbe dovuto scendere in piazza, gridare, rischiare: allora, anzi prima, quanto prima ? Non era pensabile o non fu pensato. Non attorno a me. Erano convulsioni del mondo, noi ci scavavamo una tana e tiravamo avanti. Sono i grigi che fanno un paese, chi non conta tace, subisce, o anche applaude ma aspetta che passi. Si avvezza a credere che passerà, che stia passando. Bisogna che abbia l'acqua alla gola per ammettere l'irreparabile. Così accadono le enormita'." [...] (Rossana Rossanda)

Dialogo con Rossana


venerdì, 19 ottobre 2007

UN PO' MENO APPLAUSI, PER FAVORE!

io sono uno dei tanti lettori di Beppe Scienza ... lui ci scrive e io voglio condividere con te che stai navigando in questo blogghetiello, la forza e il dovere della SUA vera informazione... (GRAZIE Prof. !!!)

j0321042«Nel giornalismo economico italiano i giudizi positivi, i toni entusiastici e gli apprezzamenti immotivati si sprecano. Ciò riguarda soprattutto il risparmio gestito e la previdenza integrativa, ma non solo. Si veda il mio articolo "Abbagli di stampa sul caso Italease" a pag. 1 e 7 di Libero Mercato di oggi venerdì 19 ottobre 2007, che riporta alcune valutazioni sulla banca Italease, arrivata poi a un passo dal fallimento.

Abbiamo il Mondo dove Enrico Cisnetto si chiedeva "Ma perché ci si ostina sempre a fare della dietrologia, davanti a quello che è un palese caso di ottima gestione?". Oppure il supplemento Plus24 del Sole 24 Ore, secondo cui Italease aveva "tutte le carte in regola per ben figurare sul listino". Una bella figura che s'è concretizzata in un -71%.

La-pensione-tradita Con l'occasione segnalo nella mia pagina web www.beppescienza.it anche l'articolo su Libero Mercato del 2-10-2007 (pag. 1 e 5) «Metamorfosi Boeri: da divino a indovino», a prosecuzione del cap. 18 de "La pensione tradita" intitolato «Le verità assolute di Tito Boeri e LaVoce», con alcuni commenti sul suddetto, che ricorda l'indovino Tiresia, perché afferma di conoscere il futuro, ma mostra di non vedere il presente (e il passato prossimo).»
domenica, 07 ottobre 2007

DUE DI DUE



[...] Guido diceva che nella storia era sempre stato così: dopo ogni esplosione di insofferenza collettiva il controllo era stato preso alla fine da un piccolo gruppo che con freddezza e grande cura aveva intessuto una prigione da sovrapporre alla passione spontanea della gente. [...]

[...] Guido diceva «Ci dev'essere altra gente che ha voglia di vivere al di fuori di tutte le scelte obbligate, e se lo sogna ma non sa come arrivarci, e magari per frustrazione entra in una setta religiosa o cerca disperatamente di diventare ricca o ci rinuncia e si ammazza. Mi fa impazzire pensare alle persone sensibili e piene di qualità che odiano il denaro e le industrie e le macchine e il potere, e perché sono sole pensano di essere malate, si sforzano di adattarsi alla realtà e se ne fanno schiacciare. [...]

[...] Guido ha detto «Ma i messaggi corrono negli stessi contenitori, ognuno di loro viene consumato senza che lasci tracce. Puoi dire qualunque cosa, e si mescola ai milioni di altre informazioni che circolano ogni giorno. I sentimenti che vorresti raggiungere sono inattivati da troppi contatti a vuoto e troppi contatti artificiali, nessuno riesce più a rispondere». [...]



[DUE DI DUE. Andrea De Carlo. Tascabili Bompiani 2007]

giovedì, 13 settembre 2007

Analisi critica della mondializzazione capitalistica.

Vasapollo_18_9_07

ALCUNE RECENSIONI DEL TRATTATO DI LUCIANO VASAPOLLO


La dura concretezza della mondializzazione

di Francesco Piccioni *

Se, sul piano globale, gli operai calano di dieci o venti milioni di unità, mentre Cina e India mettono in fabbrica tra i duecento e i trecento milioni di nuovi operai, il lavoro «materiale» è aumentato o diminuito?
La risposta è semplice, ma le teorie di moda preferiscono fare i conti col solo cortile di casa (questo pezzetto d'Occidente) e strologare di cambiamenti «epocali» e universali restringendo al massimo la lente di ingrandimento.
Beninteso, senza mai fornire alcuna «misura» dei fenomeni che si pretende di interpretare.
La ponderosa fatica di Luciano Vasapollo e dei suoi colleghi-compagni ispanoamericani ha invece il merito di affrontare questa realtà come un unicum, al cui interno esiste un'ovvia ma articolatissima divisione internazionale del lavoro, che dà perciò conto tanto delle novità (l'«economia della conoscenza») quanto delle moltiplicantesi persistenze (il fabbrichismo fordista, solo in parte delocalizzato nel terzo mondo).
Ricostruendo il quadro delle trasformazioni degli ultimi 50 anni, su scala globale, diventano allora comprensibili fenomeni che hanno disorientato tanta intellighenzia (e classe politica) di sinistra convincendola che «certi strumenti non funzionano più».
Un esempio: negli ultimi 25 anni i tassi di interesse (cominciò Reagan) sono stati costantemente superiori ai tassi di inflazione. Un «intervento dirigistico» («politico») ha perciò consentito un costante e massiccio spostamento di capitali dalla produzione (e perciò anche dai salari) alla finanza (e alle relative rendite).
Sono stati così ingigantite le armi della globalizzazione finanziaria, usate nella competizione mondiale, che hanno permesso la «sussunzione» di interi universi di forme economiche preesistenti (l'ex impero sovietico, Cina, India, Sudamerica) e imposto un'articolazione produttiva sovranazionale che ha schiantato molti degli strumenti di politica economica statuale. Sostituiti dal crescente potere di organismi sovranazionali formalmente «tecnici» (Wto, Fmi, Banca mondiale, Ue), in realtà funzionanti come meta-stato a livello planetario.
Forte delle collaborazioni di economisti non-europei, Vasapollo riesce perciò a coniugare una lettura dei processi dichiaratamente marxiana con lo studio dettagliato (per quanto si può all'interno di un «trattato» destinato a studenti universitari) e quantitativo dei fenomeni stessi. Impossibile dar conto delle tante questioni rilevanti affrontate nelle quasi 500 pagine (formato A4!), ma una certamente merita di essere citata per la sua attualità.
E' il fenomeno della crescente dicotomia tra economia reale e finanziarizzazione, che comporta l'imporsi di una visione (e relativa ideologia) che sottovaluta processi e trasformazioni sociali concrete. In cui si può vedere il differente «modello di accumulazione» che distingue il profitto «a mezzo di produzione-circolazione-vendita» (non importa, capitalisticamente, che le merci siano «consumate», ma solo che siano vendute) e il profitto «a mezzo di moneta».
Solo quando prevale - come oggi - quest'ultimo prende forza l'illusione che la ricchezza generi di per sé altra ricchezza. Illusione che colpisce non solo gli imprenditori «fannulloni», ma anche quella sinistra che si adagia nella convinzione che ci sia ormai solo un problema di «giusta redistribuzione».

Luciano Vasapollo,
Trattato di economia applicata. Analisi critica della mondializzazione capitalista, Jaca Book.


Nel suo ultimo libro Luciano Vasapollo offre materiale di discussione per analizzare la dottrina del capitale statunitense favorevole ad un conflitto preventivo mondiale e per capire la prima crisi della globalizzazione liberista

Partire da Marx per comprendere le guerre contemporanee

Giovanni Russo Spena

Luciano Vasapollo, che ha alle spalle molti lavori scientifici, ci offre nella sua ultima opera, Trattato di economia applicata, (Jaca Book, pp. 528, euro 52,00), una rilettura e una risistemazione teorica, economica, sociale e politica. Un'opera completa e complessa che non esaurisce il suo interesse nell'analisi; ma che è anche guida all'azione nella critica dell'economia politica dello sviluppo capitalistico odierno. Questo assunto è evidente soprattutto nell'ultimo capitolo del trattato in cui Vasapollo si chiede se e come si arriverà a stabilire una nuova articolazione politica di gruppo e classi sociali intorno ad una "proposta di sviluppo alternativo", mentre il neoliberismo "comincia ad esaurire il suo tempo". Il sistema capitalistico deve essere superato, ma ciò non è legato meccanicisticamente all'azione della legge della caduta tendenziale del saggio di profitto. Vi è, infatti, una "tendenza reazionaria determinata dal suo essere sociale conflittuale al lavoro". Siamo, infatti, al passaggio da un sistema politico che già era caratterizzato da una democrazia autoritaria, centrata sulla guerra imperiale e sul protezionismo di guerra, ad un sistema che si basa sempre più su strutture, su comitati di affari ademocratici, cioè su un sistema che considera la democrazia una variabile dipendente. La base di questa involuzione è, appunto, marxianamente, materiale; la condizione, cioè, dell'economia chiamata mondializzazione capitalista. Dove vi è un intreccio tra continuità, nella formazione economico-sociale e discontinuità nelle forme di organizzazione. Vasapollo ritiene che una strategia possibile di alternativa al capitalismo possa crescere solo all'interno di una ricerca, di uno studio sull'attuale fase della mondializzazione capitalistica «con la cassetta degli attrezzi di Marx, dalla teoria del valore e le sue implicazioni con la teoria dello sfruttamento, all'analisi di classe e del conflitto capitale/ lavoro per giungere ad una attualizzazione dell'intero impianto scientifico dell'analisi marxiana e degli studi marxisti». E' questo il fondamento di una politica basata sul terreno di una strategia possibile per l'alternativa al capitalismo. Voglio citare, perché è un tema trattato con particolare profondità, un tratto fondamentale della parte prima dell'analisi. Vasapollo - come ricorda Hosea Jaffe nella presentazione - indica l'elemento coloniale nella genesi storica del modo di produzione capitalista. Egli cita Marx che scrisse, due anni prima del Manifesto Comunista : «è la schiavitù che ha dato valore alle colonie, sono le colonie che hanno creato il commercio mondiale ed il commercio mondiale è la condizione necessaria per l'industria meccanizzata di vasta scala…senza la schiavitù il Nord America, la nazione più progressista, si sarebbe trasformata in un paese patriarcale». L'alba della produzione capitalistica è stata segnata da schiavitù, saccheggi, genocidi che hanno costituito il tratto feroce della borghesia in ascesa che faceva della scoperta dell'America, della circumnavigazione dell'Africa, del mercato delle Indie orientali e della Cina terreni «dell'elemento rivoluzionario entro la società feudale che veniva distrutta». La ferocia di questa accumulazione primitiva segna l'identità del "colonialismo capitalista", che non può essere ingabbiato sul terreno del "socialismo eurocentrico". Come dice Jaffe, Vasapollo ha il merito di ri-sviluppare l'originale tesi di Marx in relazione alla reale genesi storica del sistema capitalista: in particolare è stata la «lotta di classe tra la borghesia in ascesa e i feudatari» o la ferocia «conquista dell'America» Non a caso, conseguentemente, quando espone la sua tesi "sulla crisi", e cioè che le crisi economiche sono inevitabili nel capitalismo (è la tesi marxista), Vasapollo dà rilievo, fra le cause, in un periodo storicamente importante, alla rottura dello "scambio ineguale" a causa delle rivoluzioni sociali nel Terzo Mondo. Forse, per comprendere le guerre contemporanee, per analizzare le radici strutturali della "dottrina" del capitale statunitense della guerra preventiva globale e per comprendere la crisi (che è in atto) della prima fase della globalizzazione liberista, questo libro offre materiali di discussione, certo contestabili, ma organici e animati da un preciso punto di vista: la competizione tra i monopoli Ue, Usa, asiatici è la principale caratteristica della "globalizzazione"; le guerre mondiali interimperialiste diventano la sola possibile soluzione delle grandi crisi.

Liberazione del 27 luglio 2007



martedì, 01 maggio 2007

Cosa ha scritto Nestor Kohan ?

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lunedì, 05 febbraio 2007

IL LIBRO SULLE NANOTECNOLOGIE ...

recensione pubblicata sul vol.83 - gennaio 2007 - di European Coating

recensione_EC
postato da: pietrodigennaro alle ore 11:29 | link | commenti (1)
categorie: politica, libri, societa, lavoro, affari, dignitĂ  e diritti
giovedì, 04 gennaio 2007

La politica e i partiti vanno in frantumi

s&vLo hanno scritto e denunciato i Senatori della Repubblica Salvi e Villone nel meno amato bestseller politico del 2006: Il costo della democrazia (edizioni Mondadori non a caso). Il caso Salerno è sempre più emblematico e prova storica dell’affermazione dell’interesse corporativo di poche persone sull’interesse generale che la politica di un partito dovrebbe saper rappresentare. Il gruppo consiliare della Margherita condanna se stesso quando definisce individualistico il voto contrario del consigliere Andria (pur sempre eurodeputato e dirigente nazionale del fiorellino). Le valutazioni di merito e di metodo sul bilancio preventivo 2007 del Comune di Salerno, espresse da chi ha ricevuto il 43% delle preferenze dell’elettorato salernitano, è il tentativo di alzare il prezzo politico della necessaria, desiderata e scontata entrata in giunta del suo partito. Un prezzo dettato dal fondamentale e legittimo desiderio di porsi come amministratori integranti, non certo vassalli, nella frenesia manageriale e decisionista del Sindaco De Luca. Questo è quello che gli elettori di un partito si aspetterebbero al di là di ogni questione morale, ormai unico baluardo alla spaventosa riduzione di responsabilità penale degli amministratori pubblici, aperta con la legge n.20 del 1994 e definitivamente azzerata nella legge n.639 del 1996 (Villone & Salvi docet). Non deve essere questo un pilastro della formale e già paventata convergenza programmatica? Questo è quello che tristemente e in un silenzio assordante, viene sistematicamente escluso da ogni dibattito pubblico, ufficiale ed ufficioso: tutte le altre forze politiche, sul territorio, dall’Italia dei Valori ai compagni radicali, liberali, socialisti e comunisti, hanno smesso, con la campagna elettorale, di parlare alla gente di quello che la “politica” farà nelle loro vite e alla loro città. Meglio sarebbe dire: la gente serve solo per il voto, il resto lo farà De Luca. La politica e i partiti vanno in frantumi perché conta solo l’appartenenza al singolo leader che come Mastella, senza vergogna e in modo spudorato, ha detto in TV: “è feudatario di se stesso e deve poi rispondere a tutti gli altri feudatari di loro stessi che sono gli assessori regionali, quelli provinciali e comunali”. Siamo entrati nell’era moderna del medioevo politico ma sebbene non riusciamo ad illuderci di poter compiutamente partecipare alla vostra politica, lasciateci almeno leggere gli atti formali. Il dissenso nel merito e nel metodo dell’onorevole Andria ci piacerebbe leggerlo online, come online ci piacerebbe vedere pubblicato il bilancio di previsione approvato, lasciando ai cittadini l’ardire di approfondire un documento cosi importante quanto strumentalizzato e nascosto da tutti quei partiti che non ne fanno confronto e comprensione pubblica. Forse la vera domanda è: ne sarebbero capaci? La risposta, purtroppo, non è solo un costo per la democrazia.

E con questo ... chiudo la mia personale sperimentazione nel partito IDV !!!!
Antonio Di Pietro va verso il centro e il Partito Democratico
io ... vado verso sinistra, verso i compagni e verso il socialismo
un socialismo ... come scrive Pietro Folena ...


Un socialismo certo diverso e nuovo rispetto al passato, con ricette del ventunesimo secolo (la nonviolenza al posto della dittatura del proletariato, la partecipazione al posto dell’avanguardia rivoluzionaria, i beni comuni come nuovo concetto di “pubblico” al posto della proprietà statale e quindi partitica).




articolobilancio
postato da: pietrodigennaro alle ore 18:20 | link | commenti (5)
categorie: politica, libri, societa, salerno
martedì, 26 dicembre 2006

ANOMIA - una parola che spiega il presente

A N O M I A
mayday6
il pericolo del capitalismo e il freno di ogni rivoluzione

la precarietà e la disoccupazione come cause
di insicurezza sociale produce anomia*

La rivoluzione come superamento del capitalismo non parte e non è mai partita perchè in Italia  (in occidente in genere) il capitalismo teorico (nemico definito e identificabile) è molto lontano da quello pratico, lontano da quello che si realizza nella realtà.
Il capitalismo che conosciamo è diffuso, è frammentato nel culto moderno della proprietà che si fa generalizzata cominciando dall'auto per finire alla propria abitazione che ipoteca una vita di lavoro in un mutuo trentennale. Ad ogni famiglia, dal boom degli anni 60' in poi, il capitalismo ha dato il suo piccolo capitale ... tanti piccoli eserciti vittima delle illusioni del miglioramento sociale basato sulla proprietà presunta del proprio lavoro che costruisce il proprio capitale personale e anche familiare. L'idea diffusa fatta partecipazione alla crescita del capitale. La massa proletaria (che si ingigantisce tirando dentro di se la parte media-borghese sempre più in affanno) ha una sua proprietà, piccola quanto si vuole ma sicuramente parte di quel capitale che rischia di implodere nell'anomia (caduta della partecipazione a tutti i livelli, disimpegno negli studi, sul lavoro, nella posizione di subordinati come in quella dei capi e dei dirigenti, nel ruolo di consumatori e di risparmiatori - a tutti i livelli è una condizione altamente negativa per la prosecuzione dell'accumulazione di capitali e di conoscenze da cui il capitalismo dipende)*

ANOMIA SIGNIFICA TESSUTO SOCIALE LACERATO*

anomia in sociologia:
termine introdotto dal francese Émile Durkheim per definire uno stato di “carenza di norme precise” che si verifica in mancanza di norme sociali efficaci, oppure in presenza di norme in conflitto tra loro. Durkheim individua la causa dei fenomeni di anomia nella mancanza di valori condivisi largamente in una società dove impera la divisione del lavoro.

anomia in medicina:
incapacità persistente di trovare la parola voluta. Per coprire questo deficit il paziente può usare il silenzio o un giro di parole (circonlocuzione) o mimare. Questo problema può capitare anche a noi quando siamo stanchi, ma per il paziente ciò ha una tale frequenza da rendere difficoltosa se non impossibile la comunicazione.

ANOMIA E' LA PATOLOGIA POLITICO/SOCIOLOGICA DELLA SOCIETA'
CHE STIAMO VIVENDO ?


SE SI, E' LA SPERANZA PER UNA NUOVA COSCIENZA, PER UNA NUOVA STAGIONE DI LOTTA E DI EMANCIPAZIONE SOCIALE FUORI E DENTRO OGNI CLASSE !!!


*
L.Gallino, L'impresa irresponsabile, Enaudi, Torino 2005
D.Antoniello, L.Vasapollo, Eppure il vento soffia ancora, Jaca Book, Milano 2006

giovedì, 23 novembre 2006

NANOTECNOLOGIE la Rivoluzione in Medicina

copertinaweb
[...] la tecnologia di oggi e quella del futuro può creare miliardi di dosi di medicine e nano medicinali a bassissimo costo, purtroppo è facile comprendere che il maggiore ostacolo all’eliminazione mondiale di tante malattie è politico, piuttosto che economico o tecnologico [...]

[...] molti degli effetti discussi nella valutazione tecnologica delle previsioni di cosa potrebbe succedere, sono sentiti lontani e in un futuro molto remoto. Questo futuro, invece, è dietro l’angolo.
Questo significa che pur attraversando una fase storica in cui i conflitti fra le diversità sono marcati e profondi, la politica non può più rimandare la sua azione in uno scenario e su argomenti che scavalcano gli ambiti regionali e diventano la genesi (scientifica, tecnologica ed economica) della nuova società globale [...]

[...] fin quando la vita umana sarà merce nel mercato globale, il tentativo di discutere di benessere globale e di porre la ricerca e la tecnologia al suo servizio, saranno obiettivi di una reale rivoluzione culturale e politica che dimostra come l’intelletto possa desiderare cam­biamenti epocali nel determinare il futuro dei suoi simili [...]

scarica il capitolo: La rivoluzione Tecnologicarivoluzionetecnologica 

isbn
richiedetelo nelle migliori librerie

recensione1
scarica l'articolo recensione_ilsalernitano------------------------------------

recensione pubblicata sul vol.83 - gennaio 2007 - di European Coating
postato da: pietrodigennaro alle ore 19:00 | link | commenti (4)
categorie: politica, libri, societa, dignitĂ  e diritti
domenica, 13 agosto 2006

MARIO CAPANNA: COSCIENZA GLOBALE

marioPiù di un bel libro, un libro necessario. Più di un messaggio profondo, un messaggio da urlare. Più di tante grandi verità, la verità che sappiamo di scegliere senza rimandare.  Più di un viaggio nel irrazionale e nel razionale dell'uomo  di ieri e di oggi, il viaggio che ognuno di noi deve intraprendere.

 
"Operare nel particolare per incidere nell'universale e viceversa: così, propriamente, si realizza l'equilibrio e determina il mutamento reale."

[...]

"L'equilibrio è l'esatto contrario di prepotenza e ne è il vero antidoto."

Quando l'uomo occidentale vede finalmente la prepotenza e questa gli si mostra - tra leggi inique, diritti negati, sofferenze e cannoniere - dall'alto della montagna dei misfatti, sedimentati per secoli, da essa prodotti, comincia a interrogarsi su una alternativa possibile."

[...]

"Una posta in gioco troppo esaltante, per rinunciarvi. Ma non si dimentichi mai che non si tratta di una necessità, tanto meno di una necessità assoluta. E' una scelta"

[...]

"Il futuro come conquista. Non certo nel senso tragico, che la parola ha assunto, di prendere con le armi, di dominio, di impadronimento. Ma in quello originario del verbo latino conquiro, che dà origine e indica, in primo luogo, cercare con diligenza da ogni parte, ricercare."

[...]

"Coscienza globale è il passaggio dal confine all'orizzonte."
postato da: pietrodigennaro alle ore 12:07 | link | commenti (1)
categorie: politica, libri, pace, dignitĂ  e diritti
giovedì, 13 aprile 2006

gomorra

GOMORRA

viaggio nell'impero economico e nel sogno di dominio della camorra

di Roberto Saviano

roberto_saviano"...l'errore più grave che si fà quando si osserva il fenomeno camorra e quello di considerarlo un fenomeno criminale quando invece è un fenomeno di potere dove l'aspetto criminale e solo uno de gli aspetti "


"Roberto Saviano è come un certo mohicano, e non lo dico per la foto lombrosiana che qui pubblico: è l'ultimo dei giornalisti. La sua scrittura è allucinatamente realistica e sconvolgente, ma la materia di cui tratta lo è ancor più." (leggi da www.miserabili.com : Scampia Erzegovina)


postato da: pietrodigennaro alle ore 12:36 | link | commenti
categorie: libri, affari